L'editoriale del Direttore Elio Pariota:"La società insocievole"

Siamo davvero diventati un popolo di razzisti? Per il 70% degli italiani la risposta è affermativa, giacché la percezione è che nell'ultimo anno siano aumentati gli episodi di intolleranza verso gli immigrati. Lo certifica il Rapporto CENSIS sulla situazione sociale del nostro Paese. Una variegata serie di patologie- ansia, incertezza, paura - ne contrassegnano l’intima fragilità. Unico argine al pessimismo dilagante è la contrarietà ad un’uscita dall’Europa (ne è convinto il 62% del campione). C’è poco da stare allegri. Le pulsioni antidemocratiche - che prima serpeggiavano qua e là nel corpo sociale - sono diventate d’un tratto evidenti. Odio, intolleranza, razzismo, rappresentano i prodotti guasti di una società insocievole, demograficamente datata e incerta sul futuro dei propri figli. Il progressivo sgretolamento di un welfare divenuto finanziariamente insostenibile ha fatto il resto. Il richiamo all’uomo forte (lo vorrebbe un italiano su due) come antidoto alla progressiva sfiducia nei confronti dei partiti, bussa minaccioso alla sempre meno solida porta della democrazia. La quale andrebbe puntellata con i diritti d’urgenza.

Commenti

  • Foto di Marcello Giacomantonio

    Marcello Giacomantonio dice:

    Caro Direttore, Forse la tua analisi può essere integrata con due brevi considerazioni: 1) da un lato il basso livello di istruzione, anche universitaria, al quale il nostro Ateneo sta cercando di offrire una proposta di rimedio; 2) dall’altra una cultura clientelare endemica che sta facilitando la fuga all’estero dei nostri giovani migliori. Quali soluzioni?

    07 Dec 2019 11:20
  • Foto di Emanuela Grippo

    Emanuela Grippo dice:

    Previsioni giustissime per il futuro ; che L' Italia possa finalmente uscire dall' Europa; senza essere razzisti; dal momento che non è' possibile agire secondo il Vangelo o rubare ai ricchi per dare ai poveri. LItalia regge il PIL su pochi paesi virtuosi e su poche persone virtuose. Sono poche persone ad agire con coscienza e ad avere una visione reale della situazione italiana e mondiale; mettendo da parte inganni; strategie; propagande politiche. I potenti del mondo non cedono ; chiudono le porte nell' offrire possibilita' a chi sta peggio ; non c' e' solidarieta' ; non c'è' Unione; apertura ; chi ha ragionevolezza deve capire che il benedetto e maledetto danaro non può' sempre essere sempre a favore di ristrette categorie; deve essere ben distribuito per soccombere le reali situazioni di assoluta emergenza e guardare faccia a faccia i reali problemi; il divario netto tra noi italiani; i divari netti tra il nord e il Sud di ogni contesto e mondo. Se la situazione italiana e' precaria; gridarlo; senza nasconderci; senza fare false promesse o nasconderci dietro ad un dito o accusarci a vicenda di razzismo ; xenofobia; misoginia e chi piu' ne ha più ne metta. Il lavoro al Sud Italia come nel sud di ogni mondo , paese o nazione che sia; se si hanno due lauree o due tre master; non c'è' ; per chi non ha conoscenze; per chi puo' ci sarà' sempre una possibilita' di apertura. Giovani che hanno due lauree , master e volontariato all'estero e non riescono ad entrare in alcun luogo; eppure continuando a credere in un futuro che potrebbe cambiare se si volesse! A soccombere sono molte volte chi ha più curriculum ; ma non ha busta paga e non ha conoscenze o appartiene ; o ha un conto bancario. Ma in che mondo viviamo; ?che chi e' ricco e' triste perche' non raggiunge e sta al vertice stabilmente ? Il mondo potrebbe migliorare se si agisse con coscienza e onesta' ; tenendo presente che ce' stata una memoria storica; che L' essere e' tutt' altro dall' apparire e che i soldi non sono tutto nella vita. Che accontentarsi e ridimensionarsi sono L' essenza dell' essere al mondo. Non voglio fare proselitismo o morale o apparire una vecchia bacucca; ma se tirassimo un po' il freno ogni tanto e ci fermassimo a riflettere che il modernismo, capitalistico - meccanicistico dove ci sta portando? Rendiamoci conto che c'è qualcosa più forte dell' uomo stesso? C'e' una volonta' divina piu' forte o non piu' forte di quella umana? Siamo; forse; tutti dotati di super poteri e siamo tutti perfetti e infallibili? Le politiche ; le menti e i cuori vanno sempre nella stessa direzione? Grazie

    07 Dec 2019 11:55
  • Foto di Immacolata Pollice

    Immacolata Pollice dice:

    Gentile Direttore, No, non siamo un popolo razzista nonostante la peggior "élite" politica emergente faccia sembrare il contrario. NO, non vogliamo il dittatore di turno, solo al comando, sappiamo cosa significa. Sono forti e radicati la democrazia ed il pluralismo checché ne dicano i pennivendoli di turno. Vivaddio abbiamo la più bella Carta Costituzionale ed ad essa ci aggrappiamo e ci appelliamo, ed Essa vogliamo realizzare. I partiti, organizzazioni contemplate nella Costituzione, sono ormai del tutto incapaci di rinnovamento, incapaci di visione, presente e futura, per il nostro Paese . L' Italia è un Grande Paese riuscirà a trovare la via alternativa a questo sfacelo; bisognerebbe studiare e ristudiare di più, ma, è per questo che tentano di far fallire i " trasmettitori e diffusori" del sapere dei quali la Pegaso è ottima rappresentante. Grazie per gli spunti di riflessione e di "relazioni" :-)

    07 Dec 2019 12:47
  • Foto di carmine piscopo

    carmine piscopo dice:

    7 dicembre 2019. Briciola al post di Elio Pariota “La società insociale”. Immagine: giovane bendato “Racism”. Caro Direttore, nel nostro spaccato epocale antropocene, la comunità civile è diventata, come tu dici, “insociale”, perché il GAD (Grande Altro Digitale) ci ha reso tutti egotici e sovranisti, ossia prodotto del megaintestino umanoide, alias adam primigenio. L’ibridismo planetario, che l’Ego freudiano rifiuta e rimanda nell’Inconscio, è insito nella struttura ontica umana, per demarcare l’infinita differenza qualitativa tra Creatore e creatura. La griglia multiforme di patologie (paura, incertezze, ansia, tremore,ossessioni, violenze, minacce, pulsioni inconsapute, pestaggi, carneficine, bullismo, negazionismo et coetera) aggredisce la nostra “fortezza vuota” occidentale rasserenante, rendendola gracile al primo urto. Ormai siamo in un agorà virtuale avvolgente su questo meschino pianeta che non può essere assunto a misura di distanze siderali delle infinite galassie. Solo il kerigma evangelico può salvare dalla paventata catastrofe, in quanto il Figlio dell’uomo unifica cielo e terra, passato e futuro, nella sospensione del tempo, trasformando la storia umana da cosmologica in antropocentrica. Questo è l’unico vettore paidetico possibile.

    07 Dec 2019 17:48
  • Foto di Barellas Eros

    Barellas Eros dice:

    Egregio.direttore, è veramente triste constatare e sopratutto accettare come la Storia inesorabilmente si ripeta, sovrapponendosi spesso, nei modi e nei comportamenti, con fatti e misfatti perpetuati dall'uomo nella sua breve vita storica ricca di grandi imprese ma anche di terribili abomini. E' incredibile anche constatare che certi comportamenti sono spesso tollerati e orchestrati da sistemi di persone che hanno al loro attivo un percorso culturale importante.....mi chiedo; con che cosa dobbiamo fare i conti veramente?

    08 Dec 2019 16:03
  • Foto di Mario Palmiero

    Mario Palmiero dice:

    Se è vero che la situazione in Italia possa apparire come fotografata dal CENSIS, credo sia opportuno fare un distinguo, e non etichettare ogni comportamento come razzista e fare così di tutt’erba un fascio. Il “razzismo” propriamente detto è un atteggiamento di intolleranza verso gruppi di persone identificabili attraverso la loro cultura, etnia, sesso, aspetto o altre caratteristiche; quasi un sentimento di avversione naturale. Quello a cui assistiamo in Italia è diverso, non trova origine nell’animo umano ma nel concreto, nella realtà, perché ciò che per le vie brevi chiamano razzismo, non è altro che la conseguente chiusura, la risposta in forma di autoconservazione, ad un fenomeno cui tutti noi assistiamo impotenti e indifesi: il timore che deriva da una criminalità per la maggior parte venuta dall'estero, sui barconi o dai Balcani, nei confronti della quale c’è un governo latitante. È il fenomeno tutto italiano “dell’immigrazione fuori controllo” che porta allo scontro sociale - come sostenuto da gran parte del Paese - che secondo uno studio annuale della Commissione Europea è tra i più preoccupati dall’immigrazione in tutta Europa. E i numeri delle denunce e delle presenze in carcere sembrano confermare le tesi dei politici di destra e le paure degli italiani. Negli ultimi anni più o meno un terzo delle persone detenute nelle prigioni italiane è stabilmente di origine straniera, soprattutto extracomunitaria, e se si guarda alla percentuale di stranieri in Italia che si aggira mediamente nell’ordine dell’8%, un terzo di carcerati immigrati vuol dire che la stragrande maggioranza degli immigrati sono criminali le cui azioni - a peggiorare le cose - rientrano in quelle fattispecie delittuose che più di altre possono generare allarme sociale: dall’omicidio al furto, dalla violenza sessuale alla rapina, dallo stalking all’estorsione. Insomma, quei crimini che non ottengono le condanne più alte ma che sono collegati alla vita di tutti i giorni e, quindi, collegati a un maggiore allarme sociale. Quindi non razzismo, dico io, ma allarme per un fenomeno ci vede tutti indifesi di fronte a un’invasione ammantata di ipocrisia, e ad uno stato che si volta dall’altra parte, che non tutela i propri cittadini ma che è altresì pronto a punirli con indicibile ferocia se si difendono da soli, come soli sono stati lasciati, nel momento in cui uno di questi delinquenti ci rimette la pelle. C’è da stupirsi se di fronte alle ipocrisie di un governo assente si volga lo sguardo all’uomo forte? Forse i partiti si dovrebbero interrogare su questo, prima di dare del razzista agli italiani.

    08 Dec 2019 17:28
  • Foto di Nicola

    Nicola dice:

    Siamo diventati un popolo di razzisti ? Assolutamente no. Platone (370 a.C.) ne La Repubblica rilevava le criticità della democrazia, la quale, frutto di varie trasformazioni, alla fine sarebbe stata vittima di se stessa. I problemi di ora sono i problemi di allora, dato che la natura umana affossa sistematicamente gli stessi valori poco prima esaltati. In una situazione attuale di estrema instabilità globale è impensabile che il nostro Paese sia esente da una crisi che tuttavia qui è purtroppo perenne. Siamo usciti vincitori da una guerra e sconfitti da un’altra, ma nulla è cambiato nella nostra economia e poco nella nostra cultura unitaria sociale. La Germania, che di guerre ne ha perse due in rapida successione, smembrata geograficamente fino a tempi recenti, ha saputo risorgere economicamente al contrario del nostro Paese, dove l’abbondanza di arte e cultura non hanno evidentemente potuto nulla, immolate spesso sull'altare di fenomeni come il calcio e di programmi televisivi di intrattenimento che hanno creato molti idoli inetti e perniciosi, stabili frequentatori di salotti e salottini che purtroppo però fanno addirittura tendenza. E’ chiaro che su queste basi, chi non ragiona, chi vive nell'ignoranza ed è esasperato dalle ingiustizie vere o supposte che comunque ritiene di subire, spesso esplode in atteggiamenti esecrabili di intolleranza e violenza. Qualcuno vuole sostenere che l’Italia non era un Paese razzista ma che lo è diventato solo negli ultimi tempi spinto da correnti politiche estremiste. Possiamo anche tentare di convincercene, ma i ghetti ( quello di Venezia risale addirittura al 1516) - ne sono la prova contraria e non certo attribuibile al fascismo o al populismo e al sovranismo, che hanno evidentemente altra datazione, che si approvino o meno. I fenomeni e le patologie crescenti che si dice essere rilevate tra gli italiani dall’Istat, non possono essere collegati all’immigrazione che pure in tanti casi solleva preoccupazioni ed angosce. Ciò che affligge gli italiani e da cui non sono indenni anche altri popoli delle nazioni cosiddette più sviluppate ed economicamente forti, sono tutti quei processi evolutivi in stretta correlazione alla frenetica corsa al benessere effimero che rende schiavi del consumismo e di falsi valori iniettati sapientemente dai media di ogni specie. La paura, la consapevolezza o anche la semplice sensazione della propria inadeguatezza con ciò che la società impone, delle proprie limitazioni in ambito sociale, scatenano le reazioni più disparate, dal semplice tic alla depressione più o meno profonda, vera pandemia moderna e terribilmente dannosa, con effetti anche letali. In passato ad esempio, si riteneva che il tossicodipendente fosse solo un vizioso e non anche un vero e proprio malato sociale, come è invece nella maggior parte dei casi. L’europeismo, che si dice costante, non è certamente un sintomo indice di uno stato d’animo positivo, anzi, semmai è frutto dell’insicurezza per la quale si cerca appiglio, ancora di salvezza, in un gruppo eterogeneo di maggior rilevanza numerica e compattezza politico/sociale, tal quale possa restituire una sensazione di sicurezza tranquillizzante. Qualcuno potrebbe sostenere che “ se siamo tutti alleati, non abbiamo nemici. Se non abbiamo nemici, siamo al sicuro e quindi più felici.” Equazione quanto mai errata. Ne sono testimonianze le liti domestiche, sempre in aumento e spesso con tragici esiti, l’isolamento portato dai social media, che tutto sono meno che social dato che pongono le persone in un rapporto alieno per trincerarle dietro una macchina impersonale grazie alla quale adolescenti e non, si paludano e palesano come altrimenti non farebbero, come testimoniano gli hikikomori, i giovani giapponesi che rifiutano il mondo per starsene in ritiro in una falsa realtà virtuale nelle prigioni delle loro case. Di seguito riporto un brano dal sommo Platone, citato in apertura, tratto da “ La Repubblica”, cap. VIII, del quale rimando alla lettura completa, sempre attuale ed affascinante. “ A mio parere, quando una città democratica, assetata di libertà, viene ad essere retta da cattivi coppieri, si ubriaca di libertà pura oltre il dovuto e perseguita i suoi governanti, a meno che non siano del tutto remissivi e non concedano molta libertà, accusandoli di essere scellerati e oligarchici». E ricopre d'insulti coloro che si mostrano obbedienti alle autorità, trattandoli come uomini di nessun valore, contenti di essere schiavi, mentre elogia e onora in privato e in pubblico i governanti che sono simili ai sudditi e i sudditi che sono simili ai governanti. In una tale città non è inevitabile che la libertà tocchi il suo culmine? Inoltre l'anarchia penetra anche nelle case private e alla fine sorge persino tra gli animali, nel senso che ad esempio un padre si abitua a diventare simile al figlio e a temere i propri figli, il figlio diventa simile al padre e pur di essere libero non ha né rispetto né timore dei genitori; un meteco (straniero residente, ndr) si eguaglia a un cittadino e un cittadino a un meteco, e lo stesso vale per uno straniero. E accadono altri piccoli inconvenienti dello stesso tipo: in una tale situazione un maestro ha paura degli allievi e li lusinga, gli allievi dal canto loro fanno poco conto sia dei maestri sia dei pedagoghi; insomma, i giovani si mettono alla pari dei più anziani e li contestano a parole e a fatti, mentre i vecchi, abbassandosi al livello dei giovani, si riempiono di facezie e smancerie, imitando i giovani per non sembrare spiacevoli e dispotici. In una città come questa il limite estremo della libertà a cui può giungere il volgo, viene toccato quando gli uomini e le donne comprati non sono meno liberi dei loro compratori. “ E in questa anarchia, non manca naturalmente anche lo spazio per la discriminazione, figlia della povertà d’animo più che del corpo. Come si vede quindi l’anti-democrazia era già presente, insita e congenita ad essa stessa, quale simbiotico batterio, talvolta stimolo necessario alla continua ricerca del perfezionamento sociale necessario al miglioramento della democrazia stessa. Pensiamo a tutte le rivoluzioni storiche ed al fatto che mai sarebbero avvenute se non in presenza di avversari capaci di compattare le fila dei sostenitori della democrazia. Va anche ricordato che la nostra nazione, non ha avuto un passato multietnico sviluppatosi nel tempo, come negli Stati Uniti o in Francia, dove tuttavia gli scontri sono tuttora assai più feroci che in Italia. Il nostro Paese si è trovato nel corso degli ultimi anni protagonista di un fenomeno migratorio di grandissimo rilievo, privo di sostegno comunitario adeguato, di preparazione culturale adeguata e soprattutto di una condizione economica florida, tale da consentire una serena accettazione dei flussi. Corre l’obbligo di ricordare come le nostre generazioni precedenti sono state costrette a loro volta a migrare per nazioni in evoluzione, come gli Stati Uniti, dove comunque venivano accolte severamente, come avveniva ad Ellis Island. Nondimeno, escluso pochi casi che non possono fare certamente testo, parlare di odio razziale in Italia, non mi pare assolutamente appropriato, malgrado si convenga sulla datazione sociale e sul timore del destino dei propri figli, preoccupazione che non è assolutamente da condannare, essendo anzi al centro dello spirito di ogni buon genitore il temere per il benessere dei propri cari. La ricerca dell’uomo forte, citata nel tema conduttore, non è altro che la ricerca in altri di quel coraggio assente in se stessi e della decisione di riporre in mano ad altri il proprio destino, ormai piegati alla rassegnazione di non poter promuovere la propria libertà, non avendo le qualità per farlo. La vera presa di posizione, la realizzazione in noi dell’uomo forte consiste tuttavia in ben altro, cioè del godere di quanto si ha, non di quanto si vorrebbe. Restando in Grecia, Paese della prima vera democrazia, troviamo come Diogene fondava il suo pensiero sull’autarchia, il rifiuto delle pressioni della società per la ricerca nella massima semplicità, della vera natura e felicità dell’uomo, ponendosi come modello bambini e animali in special modo i cani. E’ da tali pressioni che come già accennato, l’uomo deve liberarsi, per tornare a riflettere sul cammino della propria esistenza. Se vi è sfiducia nei partiti, l’antidoto consiste nel cambiare la natura umana seguendo il pensiero di Diogene, sicuri che meno l’uomo possiede, meno deve temere che gli venga sottratto qualcosa. E se si ritiene che la nostra democrazia necessita di essere “puntellata”, significa che essa ha le basi di argilla, poiché non sentita ne’ vissuta dal popolo e ad esso avulsa, e ciò equivarrebbe sostanzialmente e tristemente a dar ragione all'affermazione del Principe di Metternich: “ la parola Italia è un espressione geografica “. Ma noi non dobbiamo credere questo, dobbiamo anzi esser certi che la nostra Patria, fondata sul vigore ed il coraggio dei nostri avi, abbia lasciato in noi quei valori morali tali da renderci orgogliosi di combattere per essa con le armi della rettitudine e della costanza, nel rispetto delle nostre leggi, ma soprattutto della giustizia che rende tutti gli uomini uguali in terra e davanti a Dio. Nicola Mencaglia

    28 Dec 2019 11:00
  • Foto di Nicola

    Nicola dice:

    Siamo diventati un popolo di razzisti ? Assolutamente no. Platone (370 a.C.) ne La Repubblica rilevava le criticità della democrazia, la quale, frutto di varie trasformazioni, alla fine sarebbe stata vittima di se stessa. I problemi di ora sono i problemi di allora, dato che la natura umana affossa sistematicamente gli stessi valori poco prima esaltati. In una situazione attuale di estrema instabilità globale è impensabile che il nostro Paese sia esente da una crisi che tuttavia qui è purtroppo perenne. Siamo usciti vincitori da una guerra e sconfitti da un’altra, ma nulla è cambiato nella nostra economia e poco nella nostra cultura unitaria sociale. La Germania, che di guerre ne ha perse due in rapida successione, smembrata geograficamente fino a tempi recenti, ha saputo risorgere economicamente al contrario del nostro Paese, dove l’abbondanza di arte e cultura non hanno evidentemente potuto nulla, immolate spesso sull’altare di fenomeni come il calcio e di programmi televisivi di intrattenimento che hanno creato molti idoli inetti e perniciosi, stabili frequentatori di salotti e salottini che purtroppo però fanno addirittura tendenza. E’ chiaro che su queste basi, chi non ragiona, chi vive nell’ignoranza ed è esasperato dalle ingiustizie vere o supposte che comunque ritiene di subire, spesso esplode in atteggiamenti esecrabili di intolleranza e violenza. Qualcuno vuole sostenere che l’Italia non era un Paese razzista ma che lo è diventato solo negli ultimi tempi spinto da correnti politiche estremiste. Possiamo anche tentare di convincercene, ma i ghetti ( quello di Venezia risale addirittura al 1516) - ne sono la prova contraria e non certo attribuibile al fascismo o al populismo e al sovranismo, che hanno evidentemente altra datazione, che si approvino o meno. I fenomeni e le patologie crescenti che si dice essere rilevate tra gli italiani dall’Istat, non possono essere collegati all’immigrazione che pure in tanti casi solleva preoccupazioni ed angosce. Ciò che affligge gli italiani e da cui non sono indenni anche altri popoli delle nazioni cosiddette più sviluppate ed economicamente forti, sono tutti quei processi evolutivi in stretta correlazione alla frenetica corsa al benessere effimero che rende schiavi del consumismo e di falsi valori iniettati sapientemente dai media di ogni specie. La paura, la consapevolezza o anche la semplice sensazione della propria inadeguatezza con ciò che la società impone, delle proprie limitazioni in ambito sociale, scatenano le reazioni più disparate, dal semplice tic alla depressione più o meno profonda, vera pandemia moderna e terribilmente dannosa, con effetti anche letali. In passato ad esempio, si riteneva che il tossicodipendente fosse solo un vizioso e non anche un vero e proprio malato sociale, come è invece nella maggior parte dei casi. L’europeismo, che si dice costante, non è certamente un sintomo indice di uno stato d’animo positivo, anzi, semmai è frutto dell’insicurezza per la quale si cerca appiglio, ancora di salvezza, in un gruppo eterogeneo di maggior rilevanza numerica e compattezza politico/sociale, tal quale possa restituire una sensazione di sicurezza tranquillizzante. Qualcuno potrebbe sostenere che “ se siamo tutti alleati, non abbiamo nemici. Se non abbiamo nemici, siamo al sicuro e quindi più felici.” Equazione quanto mai errata. Ne sono testimonianze le liti domestiche, sempre in aumento e spesso con tragici esiti, l’isolamento portato dai social media, che tutto sono meno che social dato che pongono le persone in un rapporto alieno per trincerarle dietro una macchina impersonale grazie alla quale adolescenti e non, si paludano e palesano come altrimenti non farebbero, come testimoniano gli hikikomori, i giovani giapponesi che rifiutano il mondo per starsene in ritiro in una falsa realtà virtuale nelle prigioni delle loro case. Di seguito riporto un brano dal sommo Platone, citato in apertura, tratto da “ La Repubblica”, cap. VIII, del quale rimando alla lettura completa, sempre attuale ed affascinante. “ A mio parere, quando una città democratica, assetata di libertà, viene ad essere retta da cattivi coppieri, si ubriaca di libertà pura oltre il dovuto e perseguita i suoi governanti, a meno che non siano del tutto remissivi e non concedano molta libertà, accusandoli di essere scellerati e oligarchici». E ricopre d'insulti coloro che si mostrano obbedienti alle autorità, trattandoli come uomini di nessun valore, contenti di essere schiavi, mentre elogia e onora in privato e in pubblico i governanti che sono simili ai sudditi e i sudditi che sono simili ai governanti. In una tale città non è inevitabile che la libertà tocchi il suo culmine? Inoltre l'anarchia penetra anche nelle case private e alla fine sorge persino tra gli animali, nel senso che ad esempio un padre si abitua a diventare simile al figlio e a temere i propri figli, il figlio diventa simile al padre e pur di essere libero non ha né rispetto né timore dei genitori; un meteco (straniero residente, ndr) si eguaglia a un cittadino e un cittadino a un meteco, e lo stesso vale per uno straniero. E accadono altri piccoli inconvenienti dello stesso tipo: in una tale situazione un maestro ha paura degli allievi e li lusinga, gli allievi dal canto loro fanno poco conto sia dei maestri sia dei pedagoghi; insomma, i giovani si mettono alla pari dei più anziani e li contestano a parole e a fatti, mentre i vecchi, abbassandosi al livello dei giovani, si riempiono di facezie e smancerie, imitando i giovani per non sembrare spiacevoli e dispotici. In una città come questa il limite estremo della libertà a cui può giungere il volgo, viene toccato quando gli uomini e le donne comprati non sono meno liberi dei loro compratori. “ E in questa anarchia, non manca naturalmente anche lo spazio per la discriminazione, figlia della povertà d’animo più che del corpo. Come si vede quindi l’antidemocrazia era già presente, insita e congenita ad essa stessa, quale simbiotico batterio, talvolta stimolo necessario alla continua ricerca del perfezionamento sociale necessario al miglioramento della democrazia stessa. Pensiamo a tutte le rivoluzioni storiche ed al fatto che mai sarebbero avvenute se non in presenza di avversari capaci di compattare le fila dei sostenitori della democrazia. Va anche ricordato che la nostra nazione, non ha avuto un passato multietnico sviluppatosi nel tempo, come negli Stati Uniti o in Francia, dove tuttavia gli scontri sono tuttora assai più feroci che in Italia. Il nostro Paese si è trovato nel corso degli ultimi anni protagonista di un fenomeno migratorio di grandissimo rilievo, privo di sostegno comunitario adeguato, di preparazione culturale adeguata e soprattutto di una condizione economica florida, tale da consentire una serena accettazione dei flussi. Corre l’obbligo di ricordare come le nostre generazioni precedenti sono state costrette a loro volta a migrare per nazioni in evoluzione, come gli Stati Uniti, dove comunque venivano accolte severamente, come avveniva ad Ellis Island. Nondimeno, escluso pochi casi che non possono fare certamente testo, parlare di odio razziale in Italia, non mi pare assolutamente appropriato, malgrado si convenga sulla datazione sociale e sul timore del destino dei propri figli, preoccupazione che non è assolutamente da condannare, essendo anzi al centro dello spirito di ogni buon genitore il temere per il benessere dei propri cari. La ricerca dell’uomo forte, citata nel tema conduttore, non è altro che la ricerca in altri di quel coraggio assente in se stessi e della decisione di riporre in mano ad altri il proprio destino, ormai piegati alla rassegnazione di non poter promuovere la propria libertà, non avendo le qualità per farlo. La vera presa di posizione, la realizzazione in noi dell’uomo forte consiste tuttavia in ben altro, cioè del godere di quanto si ha, non di quanto si vorrebbe. Restando in Grecia, Paese della prima vera democrazia, troviamo come Diogene fondava il suo pensiero sull’autarchia, il rifiuto delle pressioni della società per la ricerca nella massima semplicità, della vera natura e felicità dell’uomo, ponendosi come modello bambini e animali in special modo i cani. E’ da tali pressioni che come già accennato, l’uomo deve liberarsi, per tornare a riflettere sul cammino della propria esistenza. Se vi è sfiducia nei partiti, l’antidoto consiste nel cambiare la natura umana seguendo il pensiero di Diogene, sicuri che meno l’uomo possiede, meno deve temere che gli venga sottratto qualcosa. E se si ritiene che la nostra democrazia necessita di essere “puntellata”, significa che essa ha le basi di argilla, poiché non sentita ne’ vissuta dal popolo e ad esso avulsa, e ciò equivarrebbe sostanzialmente e tristemente a dar ragione all’affermazione del Principe di Metternich: “ la parola Italia è un espressione geografica “. Ma noi non dobbiamo credere questo, dobbiamo anzi esser certi che la nostra Patria, fondata sul vigore ed il coraggio dei nostri avi, abbia lasciato in noi quei valori morali tali da renderci orgogliosi di combattere per essa con le armi della rettitudine e della costanza, nel rispetto delle nostre leggi, ma soprattutto della giustizia che rende tutti gli uomini uguali in terra e davanti a Dio. Nicola Mencaglia

    28 Dec 2019 11:02

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