L'editoriale del direttore Elio Pariota: "Sulla via di Damasco"

Ho la vaga e inquietante sensazione che la questione siriana stia sfuggendo di mano. Provo a spiegarmi. Con la spregiudicatezza di un consumato giocatore di poker il presidente russo Vladimir Putin si tira fuori dall’angolo in cui la comunità internazionale l’aveva cacciato dopo la crisi ucraina e manda i suoi jet a bombardare la Siria. Ufficialmente a combattere l’Isis; sostanzialmente a fiaccare le velleità dei ribelli al dittatore Assad sostenuti, invece, dagli Stati Uniti. Come se non bastasse la Francia - in un impeto da antica grandeur - sfilandosi dal concerto europeo s’inventa un proprio ruolo nella crisi e decide di scaricare un po’ di bombe su quel martoriato territorio. La Merkel attende, Cameron pure. L’Italia allerta i Tornado pur di prendere qualche posizione e la Turchia chiede aiuto alla NATO temendo incursioni russe nel proprio spazio aereo. In questo clima da operetta la Cina rafforza la propria presenza navale, già poderosa, nel Pacifico minacciando nei fatti la tradizionale supremazia degli Usa in quei mari. Sulla via di Damasco si sta giocando un Risiko dalle conseguenze imprevedibili. La lotta al Califfato – per quanto sacrosanta – è lo strumento per affermare di nuovo la politica di potenza e per riformulare un nuovo ordine internazionale. L’orologio della storia sembra essersi fermato all’età dell’imperialismo. Ma prima che le cose precipitino in maniera drammatica e l’esodo umanitario travolga tutto e tutti, occorre recuperare saggezza diplomatica. Più delle bombe urge recuperare al tavolo delle trattative la Russia di Putin. E con essa (e con la Cina) negoziare la via d’uscita.

Commenti

  • Foto di carmine piscopo

    carmine piscopo dice:

    Caro Direttore, i sedicenti grandi della terra non mettono in conto che il Signore della storia opera mediante il misterium iniquitatis.

    11 Oct 2015 20:43
  • Foto di Gaetana Cuccurese

    Gaetana Cuccurese dice:

    La verità è che la questione siriana E' GIA' sfuggita di mano. La campagna di raid in Siria prosegue senza sosta e alcuni dei missili che dovevano sorvolare l'Iran vi sarebbero caduti mostrando quello che fonti militari hanno definito uno "show di potenza" con enormi rischi geopolitici. Intanto Damasco ha lanciato l'offensiva contro i "terroristi", termine che per il regime di Assad indica i ribelli prima dell'Isis e sebbene la Russia, attentissima ad inserire l'intervento armato in un contesto di piena legittimità internazionale ("l'unico modo per combattere il terrorismo è distruggere i terroristi sui loro territori- Putin)continui a sostenere che i suoi raid puntino all'Isis è ormai chiaro che non mira all'Isis ma ai ribelli siriani che si oppongono al regime di Assad, dalla Russia sostenuto, risultando la Siria parte integrante del suo sistema di difesa. La questione per molti è nel futuro di Assad, la cui salvezza è condizionata all'impegno ad aprirsi alla trattativa ma ogni trattativa è resa vana dall'intento di affermare la propria supremazia. Sebbene monitorato costantemente il sostegno russo al regime di Assad non si può negare che "in Siria la Russia sta rendendo molto più pericolosa una situazione già molto seria"come ha riferito il ministro della difesa britannico. Per questo, la sola via d'uscita passa attraverso riforme politiche e dialogo tra tutte le forze "recuperando la Russia" affinchè usi costruttivamente la sua influenza sul regime perchè fermi i bombardamenti sui civili. Ma solo una folgorazione sulla Via di Damasco potrà tanto, apparendo il ritorno all'età dell'imperialismo una nuova opportunità anzichè un limite, quale forma esasperata di nazionalismo.

    11 Oct 2015 22:46

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