L'editoriale del direttore Elio Pariota: "Ritardi e indifferenza"

Le cronache raccontano di un Obama contrito e imbarazzato nel rispondere che l’America nulla sapesse della presenza di Giovanni Lo Porto – siciliano in missione umanitaria in Pakistan rapito dai jihadisti nel 2012 – e di un altro ostaggio nel rifugio incenerito tre mesi fa da un missile lanciato da un drone. Eppure novanta giorni sono davvero troppi per annunciare la verità su una delle tante tragedie della guerra al terrorismo. E’ facile ipotizzare che l’Amministrazione Obama li abbia utilizzati per affilare le armi della diplomazia e della comunicazione per limitare l’impatto emotivo dell’annuncio che è suonato più o meno così: si è trattato di un errore, abbiamo sbagliato, i droni non sono infallibili, chiediamo scusa alle famiglie delle vittime. Punto e a capo. Sono gli effetti “collaterali” di una guerra contro nemici invisibili che appare senza fine; una guerra sulla quale sono ormai in molti ad interrogarsi circa le reali capacità di individuazione del nemico; una guerra anche elettronica che si combatte dal cielo per evitare bagni di sangue sulla terra ferma. Ma una guerra così rischia di perpetrarsi sine die. Il bollettino degli annunci di caduti innocenti interesserà sempre meno chi è distante da quei martoriati territori. L’altro giorno il Ministro degli Esteri Gentiloni ha riferito della tragedia in una Camera semivuota. E’ il triste segnale dell’indifferenza.

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