L'editoriale del direttore Elio Pariota: "Quel sacramento di troppo"

Nel Duomo di Palermo sono custodite le spoglie di Don Puglisi, ora beato, ucciso da un capomafia. Qui l’arcivescovo del capoluogo siciliano, cardinale Paolo Romeo, qualche giorno fa ha celebrato le cresime di 49 ragazzi. Tutti, tranne uno; perché figlio del boss. A questo ragazzo è stato negato il sacramento in quel luogo, concedendoglielo – invece - in forma privata, lontano dai clamori mediatici. Una trovata alquanto bizzarra, sorretta da argomentazioni che ci convincono poco. Perché, con tutto il rispetto, è trapelato un senso di malcelata punizione verso un ragazzo sulla cui testa non possono ricadere le colpe del padre; perché un sacramento va dato o meno in base a legittime regole, ma che in alcun modo possono configurare una discriminazione della persona; perché ci chiediamo cosa ne sia di una Chiesa aperta a tutti di cui Papa Francesco ha statura e titolo per esserne l’alfiere. Condanna ai mafiosi va bene, ma i loro figli che c’entrano?

Commenti

  • Foto di gaetana

    gaetana dice:

    Trovo profondamente ingiusta la "malcelata punizione" riservata, in maniera finanche subdola, al figlio del boss per errori commessi dal padre. Mi chiedo, se prima ancora di dover qualificare intollerabile il subire castighi a causa del padre non sia, prima di tutto, necessario e lecito domandarsi se può definirsi "padre" un uomo che, in quanto dedito a condotte delittuose ha, di certo, perserverato nell'incuria educativa, nel reiterato inadempimento dell'obbligo di educare, istruire e formare la prole, ben più importanti e vitali del limitarsi a fornire il "pane" quotidiano. Se, poi, si tiene in debito conto quanto lo status di quel padre abbia pesato, in maniera opprimente, sul disagio familiare, scolastico, ambientale di quel figlio, la malcelata punizione si delinea ancor più crudele ed insopportabile, aggiungendosi ai castighi già subiti dalla vita. del resto, essere figli di un boss non implica l'aver già pagato a vita, talvolta con la vita e per colpe non proprie. Da cattolica trovo aberrante la "scelta" adottata che nulla ha a che fare con la misericordia divina, da legale amo ricordare a me stessa che la responsabilità penale è personale. Se la legge lo statuisce in uno Stato di diritto non è consentito applicare in maniera distorta tale intoccabile principio o forse la responsabilità penale è familiare? Per Colui che ha somministrato il Sacramento della Cresima, evidentemente si! ma con la Cresima si diventa soldati di Cristo e quel figlio, già sfortunato nella culla, per aver scelto di arruolarsi merita diverso trattamento, giammai un castigo! Gaetana Cuccurese

    03 Dec 2014 18:00
  • Foto di Daniela Caruso

    Daniela Caruso dice:

    Obiettivamente sembra una rivendicazione da Vecchio Testamento : " Le colpe dei padri ricadranno sui figli". Non va...

    02 Dec 2014 12:14

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