L'editoriale del direttore Elio Pariota: "Nella morsa della speculazione"

Come mai le Borse di mezzo mondo vanno giù nonostante l’economia americana sembra promettere fuochi d’artificio? Se provassimo a rispondere ad un ragazzo incuriosito dal tam tam mediatico di questi giorni andremmo in difficoltà.

Perché accanto alla filastrocca tecnica dovremmo confessargli un po’ di cose. La filastrocca: Wall Street reagisce in senso inverso alla buona tenuta dei fondamentali reali dell’economia (disoccupazione 4,1%, crescita dei salari del 2,9%) perché riflette le mosse degli investitori/speculatori. I quali - certi di un rialzo dei tassi d’interesse in risposta ad una ripresa dell’inflazione – acquistano titoli a reddito fisso (nuove obbligazioni con cedola più appetibile) e vendono quelli a reddito variabile (azioni) giacché i profitti delle imprese sono percepiti in decremento allorquando gli investimenti devono essere finanziati ad un costo del denaro in risalita. Punto e fine della storia.

Anzi no. Manca la confessione. Amara. Quella di esser costretti a vivere in una comunità globale pilotata da pochissimi detentori delle risorse che decidono dove, quando e come allocare capitali di dimensioni inimmaginabili per l’uomo comune.

Nella morsa della speculazione e nel tonfo delle Borse c’è tutto il portato delle distorsioni e delle disuguaglianze prodotte da un capitalismo finanziario anonimo, potente e senza freni.

La balla di una finanza che supporti l’economia reale semplicemente non regge più.

Commenti

  • Foto di carmine piscopo

    carmine piscopo dice:

    Caro Direttore, l'economia - e successivamente la finanza, fino a quella tossica - nasce dal "sabato" universale, ossia dalla paga, la giusta mercede per il lavoro ultimato. Le degenerazioni economiche, poi, hanno generato, soprattutto in tempi recenti, il capitalismo rapace e onnivoro, con i conseguenti nefasti esiti hobbesiani dell' "homo lupus" e lo scatenamento delle tristissime passioni sfociate nell'egotismo sfrenato e nel cinismo abietto, ai danni del corpo civile, della "polis" e del soggetto singolo. Il capitalismo non ha anima, in quanto figlio della peggiore antropologia. Ultimo rifugio consolatorio rimane l'indignazione inappagata che dà vita a poche rivoluzionarie utopie che, come effemeridi, si dissolvono quali splendide vaghezze. Le inani istanze dell'umano postulerebbero una virtuosa paideia universale dell'economia. Ci consoli una sola speranza fervida: il Signore della storia ammonisce che non l'uomo è fatto per il sabato, ma questo per l'uomo.

    12 Feb 2018 17:53

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