L'editoriale del Direttore Elio Pariota: "L'altra economia"

Un Paese ad andamento lento, sonnacchioso, privo di slancio, per alcuni versi conservatore. Il ritratto dell’Italia che il Censis ci consegna nel suo Rapporto 2015 è fatto più di ombre che di luci. Il lessico utilizzato dal Presidente dell’istituto di ricerca, Giuseppe De Rita, è amaramente efficace: “letargo esistenziale collettivo”, a significare che noi italiani siamo sospesi in un limbo di incompiutezza infinita fatto di “mezzi partiti, mezze idee, mezze persone”. Insomma, un disastro prospettico. Meno male che ci sono le individualità. Quelle restano vincenti, soprattutto nei settori tradizionali del Made in Italy - moda, design, agroalimentare, cultura – da esportare nel mondo attraverso la reinventazione di un nuovo stile italiano. Bene, certo; ma che dire dell’atavico problema dell’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro? Qui le ombre si fanno più scure. L’incapacità del sistema di assicurare questo elementare diritto è all’origine della proliferazione di un’altra economia, sommersa e illegale. Secondo i calcoli dell’ISTAT questa economia criminale fatta di evasione fiscale, droga, prostituzione, contrabbando di sigarette, lavoro nero, varrebbe oltre 200 miliardi di euro, circa il 13% del Pil. Roba da quinto mondo. Ancora un po’ di tempo e i nostri ragazzi – stavolta tutti, non solo i più dotati – se ne andranno per sempre in cerca di miglior fortuna.

Commenti

  • Foto di Pietro de Gaetano

    Pietro de Gaetano dice:

    L'Italia è un paese bigotto che non riesce ad affrontare la sfida del cambiamento. Ciò si ripercuote sia in campo sociale che in campo economico. Bisogna tralasciare le ripercussioni in campo sociale, perché ci vorrebbe un'enciclopedia. Anni e anni di propaganda catto-perbenista hanno impedito ai più di guardare al mondo con realismo: siamo ancorati ancora alla repressione della droga e della prostituzione, quando ne siamo i primi consumatori. Perché non è ancora possibile sfruttare queste debolezze, quando si permette il consumo di alcol e tabacco? Non si può restare attaccati all'etica sempre e comunque, lo Stato è e deve essere laico. Ci perdiamo nell'inutile discussione di un preside che non ha permesso a due casalinghe disperate di insegnare, durante l'orario scolastico, le canzoni natalizie. Ma dove vogliamo andare... In questo clima solo le individualità possono emergere, anche se oggi lo fanno prevalentemente con l'economia illegale. Iniziamo con l'insegnare ai giovani la cultura del lavoro, inseriamo dei periodi di tirocinio nelle scuole, facciamo capire ai ragazzi cosa significa lavorare. Perché non è possibile essere inattivi già a 20 anni.

    05 Dec 2015 17:28
  • Foto di Gaetana Cuccurese

    Gaetana Cuccurese dice:

    Roba da quinto mondo! Gli italiani si muovono non più come collettività, dentro un progetto generale di sviluppo che non esiste più da anni, ormai, ma da singoli, inventando nuove forme di imprenditoria. Eppure, nonostante timidi segnali di ripresa (in primis l'aumento degli acquisti di beni durevoli) il Censis fotografa un Paese in declino, dove il risparmio resta per molti la sola scialuppa di salvataggio e proprio ai risparmi continuano ad attingere milioni di famiglie italiane per fronteggiare il gap tra reddito e spese mensili. Eppure, non è finanche questo triste dato quello più tragico, risultando l'aspetto più grave il crollo dell'occupazione giovanile. Certo, è sempre auspicabile professare e diffondere la cultura del lavoro ma chi avrebbe il coraggio di predicarla ai 10,3 milioni di italiani che, secondo il rapporto 2015 del Censis, nell'ultimo anno hanno lavorato oltre l'orario formale, senza il pagamento di straordinari o ai 4 milioni che hanno arrotondato con piccoli lavoretti saltuari?? Se l'Italia è ferma in un "letargo esistenziale collettivo"non è solo o meglio non è più solo colpa degli italiani ma anche e credo sopratutto della crisi dialettica socio politica, incapace di traghettare quanti attendono nell'oscuro limbo verso la luce di un progetto generale di sviluppo del Paese. Manca "una reazione chimica collettiva e quella osmosi tra politica e mondi vitali sociali che hanno caratterizzato i migliori periodi della nostra storia recente".

    15 Dec 2015 19:55
  • Foto di Walter Pierluigi

    Walter Pierluigi dice:

    -Innalzare non poco il livello dei VALORI socio-esistenziali. Un tempo si diceva che "la disciplina è il Sole degli eserciti".

    05 Dec 2015 13:34
  • Foto di Vincenzo

    Vincenzo dice:

    Uno dei problemi più gravi dell' Italia e che le Istituzioni negli ultimi 30/35 anni ( e ancora oggi continuano a farlo) hanno trasmesso il messaggio subdolo che non serve studiare, non serve fare grandi sacrifici, non serve fare gavetta ecc.ecc... per arrivare a ricoprire ruoli anche importanti. Questo chiaramente ha scatenato nei cittadini una reazione psicologica che porta ad avere atteggiamenti di opportunismo anche illegale ai danni del prossimo pur di ottenere benefici personali. Il risultato di tutto questo e che ci ritroviamo a vivere in una società priva di valori, priva di regole e di rispetto l' uno verso l'altro, dove l' unico obiettivo è "fottere" il prossimo! Ecco perché emergono solo poche individualità, perché esistono regole solo per pochi, benefici solo per gli amici degli amici, assenza assoluta di meritocrazia, e cosa molto importante assenza di valori collettivi, dove l' unico interesse resta solo il proprio!!

    06 Dec 2015 09:05

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