L'editoriale del direttore Elio Pariota: "La rinuncia britannica"

Brexit poteva essere, Brexit è stata. Il popolo britannico ha rinunciato al progetto europeo e ha scelto di correre (o rallentare) da solo, orgoglioso della propria insularità e della propria identità culturale. Ho l’impressione che il voto inglese e quello gallese - giacché Londra, sempre meno britannica e sempre più città-Stato, la Scozia e il Nord-Irlanda si sono viceversa schierate a favore della permanenza nell’UE - sia partorito più dalla paura che dalla convinzione. La paura di essere contaminati culturalmente e impoveriti economicamente da flussi migratori fuori controllo che minano pensioni e sistema sanitario in primis. Per non parlare dei lacci e lacciuoli imposti dai burocrati di Bruxelles e di una leadership di Berlino dura da digerire. A dirla tutta il Regno Unito d’ora in poi sarà sempre meno unito, stretto tra l’incudine di una sterlina indebolita e il martello di antiche forze centrifughe (scozzesi che ora minacciano di uscire dalla GB e irlandesi che intendono promuovere un referendum sulla riunificazione) che da domani avranno più di un motivo per incalzare il futuro Premier londinese. La patria della moderna democrazia rappresentativa, il Paese che ha dato all’Occidente la sua lingua franca, che si è schierato con i suoi alleati nelle più cruente guerre degli ultimi secoli contro le dittature, appare ripiegato su se stesso, in preda ad angosce e a rigurgiti nazionalisti. L’Europa ha molto da espiare; perde un pezzo importante del puzzle ed è obbligata a metter fine alla propria miopia politica. Dovrà farlo alla svelta, perché il popolo bussa alla sua porta esigendo risposte. L’ora della resa dei conti va facendosi drammaticamente vicina.

Commenti

  • Foto di Elio Pariota

    Elio Pariota dice:

    Caro Rettore, condivido pienamente le tue considerazioni. Osservo, tuttavia, che in democrazia gli eventi che condizionano il dispiegarsi della Storia sono determinati dai numeri. E poco importa se le vittorie o le sconfitte si misurano in pochi punti percentuali o se il voto espresso dai giovani (senza dubbio la risorsa più importante della società) sia confluito nella direzione auspicata. Ormai è' tardi per le le analisi.È' ora di chiedersi se si sia fatto tutto, ma davvero tutto, per spiegare alla gente comune dell'Europa le implicazioni di scelte così importanti.. Temo che così non sia stato e chi ci governa in Italia e in Europa farebbe bene ad ammetterlo pubblicamente. Sottoporre quesiti così complessi ad una consultazione referendaria mi sa tanto di puntata sul tavolo di roulette. Elio Pariota

    25 Jun 2016 14:21
  • Foto di Alessandro Bianchi

    Alessandro Bianchi dice:

    Caro Direttore, due brevi osservazioni al Tuo editoriale sul Brexit. 1. Chi ha scelto di uscire dall'Europa non è il "popolo britannico", ma poco più della sua metà. Che ora la decisione si applichi a tutti è un principio elementare di democrazia, ma che 23 milioni di britannici non siano d'accordo è un fatto inconfutabile di cui sarà bene tenere conto. 2. La metà del "Remain" comprende la stragrande maggioranza dei giovani e degli abitanti delle grandi città, vale a dire che il "Leave" è l'espressione della Britannia del presente-passato e non del presente-futuro. E anche di questo sarà bene tenere debito conto. Alessandro Bianchi

    25 Jun 2016 10:52
  • Foto di Alessio Parlato

    Alessio Parlato dice:

    Con l'uscita della Gran Bretagna dall'Uniome Europea si aprirà un nuovo scenario di incertezze politiche ed economiche che non saranno facili da gestire; Sopratutto per quei paesi che purtroppo come noi non hanno una buona politica economica allettante per i nuovi investitori. Dal Regno Unito si sposteranno molte aziende in cerca di un nuovo stato con una buona politica fiscale appartenente all'Unione Europea. I migliori paesi Europei con queste caratteristiche sono Olanda, Belgio e Lussemburgo Secondo il mio parere per il governo italiano è arrivato il momento di fare qualche cambiamento. Prima che la situazione peggiori e che questo periodo di incertezze incrementino la durata di questa crisi economica. Non possiamo ancora una volta stare a guardare aspettando che Francia e Germania facciano qualcosa. L'Italia può e DEVE fare qualcosa per il Suo Popolo. Con il brexit la nostra moneta ha perso di valore e questo potrebbe incrementare export ed investitori americani che purtroppo per noi in passato con il il cambio euro/dollaro allo stesso valore abbiamo perso. Per 'Italia questa potrebbe essere una buona occasione per fa si che nuovi investitori vengano in Italia. Comunque detto ciò adesso tutti i riflettori saranno puntati sulla Gran Bretagna per chi come me è curioso di vedere come si evolverà la sua economia stando fuori dall'Europa . Distinti saluti Alessio

    25 Jun 2016 14:14
  • Foto di Francesco Verde

    Francesco Verde dice:

    Dopo un week end di sole, in cui Brexit è sembrata la meta turistica più in voga, conosciuta oramai anche da mia figlia di tre anni, rubo tre minuti al web per le mie brevi considerazioni. La Gran Bretagna non è mai entrata realmente nel progetto di una Europa veramente unita. Per restare in clima estivo, faccio una banale considerazione. La Gran Bretagna scegliendo di stare in Europa senza aderire all'Unione monetaria si è comportata come chi va in vacanza in quei villaggi turistici dove si paga con le palline di plastica inanellate in colorati braccialetti e decide di pagare ogni cosa con la propria valuta ordinaria. Verrebbe a tutti almeno un dubbio sull'apprezzamento dell'intero modello vacanziero da parte del cliente superconservatore. Con ciò voglio dire che l'uscita della GB risulta - a mio avviso - la scelta più coerente con la propria posizione dubbiosa sull'Europa. Credo anche che gli effetti negativi dell'uscita sull'economia degli altri Stati membri siano altrettanto gestibili. Ciò che credo sia decisamente più rilevante sia il valore sgnaletico di tale scelta; è come in quei casi in cui una cosa ritenuta inosabile diviene realta. Il superamento di un tabù a cui inevitabilemente seguono gli emulatori, i followers. Se poi ciò si inserice in un momento storico in cui la politica è sempre più caratterizzate da spinte populiste e nazionalistiche allora la vicenda si complica! Quale posizione prendere o auspicare? A mio avviso, è l'occasione per rivedere - in primis - la politica economica comune. Dopo quasi otto anni di crisi o di labilissima ripresa, bisogna far posto alle politiche espansionistiche!! La BCE armata di solo fioretto monetario, nonostante gli sforzi del suo presidenrte schermidore, non può essere l'unica forma di intervento. Dunque, nel week end di abbattimento dei tabù, mi verrebbe da dire - anche a causa degli oltre 32 gradi centigradi - perché il parlamento europeo invece di mostrare inutili posizioni di mero orgoglio, non metta in campo politche espansionistiche di tipo keynesiane chiedendo alla sua banca centrale di supportarla anche - udite udite - stampando moneta. L'inflazione che ne deriverrebbe sarebbe veramente così nefasta per l'economia di tutti gli stati membri?? E se lo fosse solo per alcuni di essi, per i quali basterebbe meno delle dita di una mano per contarli? Ecco questo secondo me è l'effetto positivo che dovremmo cavalcare dall'abbattimento del tabù Brexit. Ora mi taccio perché nonostante il week end sia trascorso, rischio che qualcuno sul web mi consigli di usare un cappello durante le ore più calde! Complimenti al direttore che ci tiene sempre svegli sull'attualità con i suoi editoriali!! Francesco Verde

    27 Jun 2016 11:34

Lascia un commento

La tua email non sarà pubblicata. I campi obbligatori sono contrassegnati dal simbolo *