L'editoriale del direttore Elio Pariota: "I viaggi della speranza"

Ventotto anni di media, provenienti da tutta Italia, in prevalenza meridionali. Un esercito di tremila giovani catapultati a Torino - destinazione Ospedale Humanitas Gradenigo - per giocarsi il proprio jackpot professionale: un lavoro da infermiere, stipendio fisso, una manna di questi tempi.

Nei loro occhi l’intima rassegnazione di chi si accinge a scalare una montagna. Cinque posti a disposizione, 1 a 600 il rapporto. Da brividi. Per chi ce la farà si aprirà finalmente uno squarcio di futuro diverso, fatto di entusiasmi e di progettualità al momento tristemente negate alla foltissima pattuglia dei disoccupati.

Questo esodo fa il paio con quello di qualche mese fa, quando altrettanti tremila ragazzi si recarono all’Azienda Usl di Parma, stavolta per contendersi un unico posto da infermiere.

Due viaggi della speranza. Una vergogna nazionale. L’immagine plastica di un Paese incapace di offrire una prospettiva di vita dignitosa ai propri giovani. Avvitandosi giorno dopo giorno nel suo immane debito.

Commenti

  • Foto di cristina

    cristina dice:

    E' una vergogna frutto di cattiva gestione e scarsa programmazione di una nazione. A noi giovani e' stato tolto il futuro ...eppure non protestiamo

    27 May 2018 11:22
  • Foto di carmine piscopo

    carmine piscopo dice:

    Caro Direttore, il lavoro, quale colossale maledizione biblica, valevole ancora come attuale e ineludibile metafora, è questione indefettibile e pressante dell'uomo di ogni epoca storica ed abbisogna di essere affrontata con le forme evolute e sofisticate di contrattualità sociale e statuale. Quando la stipula tra le parti è solo formale, ancorchè sancita nella Norma-madre, e non sostanziale, ossia non appagante le istanze reali del popolo, l'offerta risulta incongrua ed inadeguata rispetto alla domanda. E' quello che è successo in Italia in cui la Costituzione fonda la Repubblica sul lavoro; quest'ultimo, però, per insipienza ed assenza di lungimiranza della politica, è l'illustre assente con l'inesorabile conseguenza del triste e deprecato furto di dignità e di pregio della persona. In diversa misura e con vario obbligo, siamo tutti colpevoli della rapina, in quanto egoisti e fuggitivi rispetto alla tassazione imposta dallo Stato. Il nostro amato Paese non è privo di acclarati economisti, di eccellenti esperti del lavoro e di esimi statisti; manca una seria politica per il lavoro e per gli investimenti pubblici e privati, per elidere alla radice l'ignavia e la prospettiva del posto fisso elargito dall'alto.

    27 May 2018 20:52

Lascia un commento

La tua email non sarà pubblicata. I campi obbligatori sono contrassegnati dal simbolo *