L'editoriale del Direttore Elio Pariota: "I dati della discordia"

E’ giusto sacrificare il diritto alla riservatezza quando ricorrono circostanze che mettono in pericolo la sicurezza collettiva? Ammetto che sull’argomento sono andato in confusione. Ricapitoliamo. L’iPhone 5 del terrorista Farook - che il 2 dicembre scorso a San Bernardino in California uccise 14 persone e ne ferì 22 prima di essere freddato insieme alla moglie nel conflitto a fuoco con la Polizia - potrebbe contenere dati importanti ai fini investigativi per sgominare cellule dell’estremismo islamico. Per questo motivo un giudice federale ha imposto ad Apple di collaborare con le Autorità e di consentire all’FBI l’accesso ai dati contenuti nello smartphone. Ma quel giudice ha fatto i conti senza l’oste: il CEO del gigante informatico, Tim Cook, ha risposto secco che quei dati se li potranno scordare perché un precedente del genere finirebbe per assestare un colpo mortale alla privacy dei cittadini. Il buon senso mi porta a ritenere che quando - e solo quando - si accerti che alcune informazioni siano inequivocabilmente utili a fronteggiare una minaccia pubblica, il diritto alla privacy debba cedere il passo alla forza maggiore. Il buon senso… Poi ripenso al caso Snowden - emblema dello sgretolamento della credibilità di alcune istituzioni – e ritorno sui miei passi. Si può esser sicuri che dietro la foglia di fico della protezione dei cittadini non si nasconda l’obiettivo di origliare le telefonate o leggere di frodo le mail di ciascuno di noi? Assolutamente no. E allora, forse, ha ragione Tim Cook. Quanto a me, resto con molti dubbi e ben poche certezze.

Commenti

  • Foto di roberto

    roberto dice:

    Quando entra in gioco la sicurezza pubblica, bisogna chiedersi quali interessi confliggono con le leggi scritte dall'uomo? Quando entra in gioco la vita dell'uomo e la sua tutela, quali sono i conflitti che nascono nel non riuscire a tutelare l'uomo in leggi chiamate di schermo, dove CHI vuole fare del male ci si nasconde dietro? Molti nostri padri del diritto hanno scritto tante storie di questo tipo, ma fino ad oggi si vedono inserire degli schermi , un comodo per qualcuno per celare i retroscena di verità che si nascondono dietro. L'assenza del legislatore nel semplificare le leggi o nell' evitare di scriverne altre, crea leggi di conflitto contro l'etica, e il diritto personale ed altro, al fine di tutelare chi? questi conflitti, creano tanti dubbi e tante risposte da dare, che il legislatore non affronta , ma ultimamente lascia troppo spazio e L'ultima parola sempre alla magistratura. Molti ruoli vanno rivisti, il legislatore è unico che deve affrontare queste tematiche che lasciano solo dubbi alle persone senza una risposta CERTA.

    01 Mar 2016 11:05
  • Foto di Eliana

    Eliana dice:

    Egregio Direttore, sono pienamente d'accordo su quanto da Lei scritto sull'editoriale "I dati della discordia": non mi pare per nulla valido fare valere il c.d. "diritto alla privacy" in questi particolari frangenti, atteso anche che in tantissime occasioni questo "diritto" è stato, e sarà ancora, calpestato!

    21 Feb 2016 12:22
  • Foto di Claudio

    Claudio dice:

    Qui si ha la netta sensazione che il diniego è più per tutelare l'immagine dell'azienda e per dimostrare che il consumatore si può fidare e che acquistando un prodotto Apple sarà "tutelato" anche in caso di indagine da parte degli organi di polizia in particolare tributaria. Della privacy la Apple è interessata solo al profitto che ciò può derivarne con buona pace per la sicurezza dei cittadini. Se ciò fosse c è da preoccuparsi e non poco perché altre aziende di comunicazione possono seguire questa tesi.

    22 Feb 2016 19:01
  • Foto di Gastone Sernagiotto

    Gastone Sernagiotto dice:

    Se arriviamo al punto di permettere alle grandi Compagnie o Società Economiche private di gestire la Res Publica oppure se non abbiamo fiducia nelle autorità per la gestione dei dati sensibili allora siamo arrivati alla fine della Democrazia.! E comunque di che si discute dico io, qui in Italia abbiamo creato un caso politico durato diverse legislature perché "qualcuno" voleva ridurre la capacità delle intercettazioni. Pertanto il mio pensiero è uno e soltanto uno, discende dal pensiero democratico e porta al bene delle collettività "Apple deve fornire i dati richiesti al fine di scongiurare ulteriori probabili attacchi terroristici". Credo inoltre che se ad Apple veramente interessa la sicurezza dei dati personali dei loro clienti abbiano tutte le risorse tecnologiche e finanziare per costituire nuovi programmi o di archiviazione in grado di proteggere i dati nn richiesti che rimarrebbero nei loro cloud o nei loro sistemi.

    20 Feb 2016 23:20

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