L'editoriale del direttore Elio Pariota: "Condannato ad invecchiare"

David Goodall è uno scienziato australiano, di professione botanico. Ha 104 anni e avverte il peso della vecchiaia.

Lui, che il cervello ce l’ha ben piantato in testa, non ha nessuna voglia di trasformarsi in un Highlander solitario e privo di affetti. E neppure di sopportare che la sua non più giovane carcassa ceda di minuto in minuto all’implacabile e devastante furia del tempo.

Dunque la richiesta ad un’agenzia svizzera di praticargli il suicidio assistito. Non meravigliamoci. E soprattutto non diamogli del pazzo.

La medicina molecolare sta facendo straordinari sforzi per portarci avanti con l’età. Gli ultraottantenni oggi sono la regola. Ma quanti di essi - sani fisicamente – lo saranno mentalmente? Ho letto da qualche parte che si profila all’orizzonte una società di centenari rincoglioniti.

Goodall si è sfilato dalla categoria. Condannato ad invecchiare ha scelto di poter scegliere. Da uomo libero. Libero di vivere. E di morire.

Commenti

  • Foto di Rosetta

    Rosetta dice:

    Gentilissimo direttore, la scelta operata dallo scienziato Goodall ci porta a vedere la vita come "bene disponibile per l'uomo". Se la bioetica cattolica afferma il principio della sacralità della vita, e della vita come bene non disponibile, in quanto ricevuta in dono da Dio, quella laica difende il principio della qualità della vita, essa ritiene che l'uomo sia artefice della propria esistenza . Gli esponenti della bioetica laica sottolineano che per il principio della qualità della vita "il criterio Fondamentale non è più l' obbedienza a un dovere assoluto, ma è la considerazione del rispetto delle scelte individuali". È assolutamente certo che la vita sia sempre preferibile alla morte? Sono semplicemente esigenze,convinzioni e punti di vista diversi la cui realizzazione è legato alla presenza di una particolare normativa, che da sempre è stata concessa ai cittadini svizzeri, belgi e olandesi.

    06 May 2018 09:31
  • Foto di Luca

    Luca dice:

    Carissimo direttore, Credo che sia una scelta plausibile in qualunque momento della vita ma, mio modesto parere, errata nelle modalità Già i Sufi, i profeti e gli antichi santi dell'oriente praticavano questa tecnica chiamata samadhi semplicemente utilizzando il desiderio dentro di sé Qui Il rischio è di lanciare un messaggio egoico ( decido io della mia vita) provocando un pericolosissimo allontanamento degli esseri umani da Dio Comunque lo si voglia chiamare anziché chiedere attraverso il desiderio la Sua approvazione

    06 May 2018 17:39

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