L'editoriale del Direttore Elio Pariota: "Anno 2020: salto digitale"

Altro che rivoluzione digitale, altro che cultura pervasiva del web! Secondo il management di Google il mondo non ha ancora visto nulla di quello che accadrà nei prossimi 60 mesi. Si, appena 5 anni, nel 2020, poi tutto ci apparirà diverso. Un ulteriore, poderoso, salto digitale. Saranno connesse alla Rete qualcosa come 5 miliardi di persone in luogo delle circa 3 di oggi; ogni utente utilizzerà 5 o 6 dispositivi mobili, tra Google glass e orologi; gli smartphone saranno i nostri insostituibili compagni di giornata: la consultazione quotidiana avverrà h 24/24 e il loro utilizzo attuale – in media oggi 150 volte al giorno – si rivelerà uno sbiadito ricordo. Infine, l’85% del mercato del lavoro richiederà competenze digitali e chi ne sarà sprovvisto rimarrà completamente emarginato. Insomma dovremo darci una mossa nel comprendere che stiamo entrando in una stagione di forti accelerazioni. Il ricorso bulimico alle fonti informatiche ci trasformerà radicalmente. Non ci vuole la sfera di cristallo per prevedere una sistematica sostituzione delle relazioni interpersonali di tipo fisico con quelle virtuali (si parla da tempo finanche di sesso cybernetico 2.0!). Saremo (già lo siamo) collegati col mondo intero, ma potremmo non avere stretto la mano a nessuno; potremo avere milioni di amici sui social e tuttavia sentirci incredibilmente soli. Sono le gioie e i dolori della tecnologia e di un mondo che cambia alla velocità della luce. E che impone le sue regole. Ci piaccia o meno, attrezziamoci in fretta; prima che la prossima tempesta digitale ci travolga.

Commenti

  • Foto di Piera P.

    Piera P. dice:

    "Era biomediatica" così definisce il censis l'epoca in cui viviamo. Completa dipendenza sia dal punto di vista personale che professionale da tecnologie digitali capaci di proiettarci in verità parallele, alienandoci dal contesto reale. Probabilmente è anche un sistema per esorcizzare una vita ormai non fluida,strapiena di pesanti interazioni che filtrano gli attimi centellinando serenità. Il digitale è risposta immediata, è evasione, è certezza incisiva, è conoscenza ma allo stesso tempo partecipa a quel processo di spersonalizzazione che intimidisce e impigrisce le identità comportando l'oscurarsi dei rapporti...veri. È importante la cultura digitale perché è un evoluzione al futuro sopratutto per lo sviluppo economico ma va utilizzata come uno strumento di crescita. L'aspetto umano e quello digitale non sono sullo stesso piano, non possono sostituirsi, invertirsi, compensarsi. Una macchina non può interpretare uno sguardo, percepire l'emozione di un tono di voce, comprendere le vibrazioni di un discorso. Sono concetti banali che non bisogna perdere di vista per il fugace ritmo del tempo.Cresceranno altre tipologie di problemi.Bisogna soffermarsi a riflettere!Sono sistemi inventati dall'uomo e vanno utilizzati dall'uomo non confusi con l'uomo. La difficoltà sta nell'usare la stessa freddezza che la tecnologia insegna agli umani.

    29 Nov 2015 14:18

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