L’editoriale del direttore Elio Pariota: "Amici meno di prima"

Lo abbiamo detto cento, mille volte: l’amicizia è una cosa seria e non ha niente a che vedere con l’effimera conoscenza drogata dai numeri dei social. Avere migliaia di conoscenti su Facebook può voler dire poco o nulla. Gli amici veri – si è sempre sostenuto – si contano sulle dita di una mano. Falso. A sgretolare le nostre sempre più residuali certezze ci hanno pensato i geniacci dell’Università di Tel Aviv con la collaborazione del Mit di Boston. I nostri eroi – che proprio non la vogliono smettere di farci sentire soli e insicuri in un mondo spersonalizzato e angosciante – hanno inventato la “macchina dell’amicizia”, ossia un algoritmo in grado di evidenziare chi ci vuole davvero bene e chi bara. Su un campione di 600 studenti fra Europa, Stati Uniti e Israele è venuto fuori un dato sorprendente: il 95% di essi pensava che la propria amicizia fosse ricambiata, ma l’infernale algoritmo ha sentenziato in maniera inappellabile che solo il 50% dei casi analizzati rientrava nella categoria delle amicizie bidirezionali. Qualcuno ha pure sperimentato la sincerità su Facebook, con risultati devastanti. Dire pane al pane e vino al vino sul più importante dei social significa vedersi dimezzare in poco tempo il numero degli “amici”. Una famosa citazione asserisce che la società può esistere solo su una certa base di cortesi bugie e a patto che nessuno dica esattamente ciò che pensa. E’ dura ammetterlo, ma è così.

Commenti

  • Foto di Vale

    Vale dice:

    Credo che il significato del termine amicizia sia spesso sottovalutato confondendo il concetto di "vera amicizia" con quello di "relazioni". La deriva "social" del concetto di amicizia è la conseguenza di relazioni interpersonali virtuali e sommarie troppo spesso confuse con un concetto "più alto" che va attribuito al valore dell'amicizia.

    30 May 2016 12:28
  • Foto di Stefano T.

    Stefano T. dice:

    Buongiorno Direttore, seguo spesso i Suoi editoriali e li trovo interessanti, sintetici e incisivi. Esprime il concetto senza dilungarsi in fronzoli che fanno perdere l'interesse della lettura. Per questo motivo vorrei chiederle se ha qualche articolo inerente alla Sharing Economy, argomento sul quale vorrei incentrare la mia tesi, qualche idea nuova. Sarebbe gradito uno spunto da cui poter attingere , ma non ho recapiti a cui scriverLe direttamente. Sarebbe gentile nel darmi una mano? Grazie. Stefano T.

    28 May 2016 13:19
  • Foto di Valerio Mancuso

    Valerio Mancuso dice:

    Buongiorno egregio Direttore, l'analisi fatta dai "nostri" amici geniacci dell’Università di Tel Aviv con la collaborazione del Mit di Boston sembra ineccepibile...sembra! Peccato che l'indagine su un campione così ristretto in un territorio così ampio non sia da tenere nemmeno in considerazione ( a mio parere). Mi permetta una riflessione poetica tratta dal pensiero di un grande (sempre a mio parere): LA STATISTICA di Trilussa Sai ched'è la statistica? È na' cosa che serve pe fà un conto in generale de la gente che nasce, che sta male, che more, che va in carcere e che spósa. Ma pè me la statistica curiosa è dove c'entra la percentuale, pè via che, lì,la media è sempre eguale puro co' la persona bisognosa. Me spiego: da li conti che se fanno seconno le statistiche d'adesso risurta che te tocca un pollo all'anno: e, se nun entra nelle spese tue, t'entra ne la statistica lo stesso perch'è c'è un antro che ne magna due Con rispetto Valerio Mancuso

    28 May 2016 17:01

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