La Babele del Made in Italy

Spagnoli, francesi, americani, inglesi, olandesi, cinesi, arabi, russi e chi ne ha più ne metta. Tutti in fila appassionatamente a fare shopping nel nostro Paese. Shopping da botteguccia? Macché. Questi si stanno portando a casa un pezzo della nostra storia industriale. Complice una profonda crisi economica, la grande distribuzione è finita da un pezzo nelle mani delle grandi multinazionali che acquistano il nostro know-how facendone un business di dimensioni globali. E così il glorioso Made in Italy cambia velocemente timoniere piegandosi alle logiche spietate di un mondo senza più confini e protezioni. Una riprova? Negli ultimi sei anni poco meno di un migliaio di aziende italiane – dal settore agroalimentare al fashion, passando per il chimico e il farmaceutico fino a quello automobilistico – ha cambiato pelle, o meglio, proprietà. Brand blasonati come Gucci, Valentino, Bulgari, Buitoni, Perugina, Motta, Algida, Antica Gelateria del Corso, Parmalat, Barilla, Peroni, Alitalia, Safilo, Fiat Avio, Telecom - e si potrebbe continuare – hanno preso il  largo. Tra qualche giorno assisteremo all’ennesimo passaggio di mano: la Pirelli parlerà cinese a seguito di un’operazione valutata intorno ai sette miliardi di euro. Per gli imprenditori italiani senza dubbio è un ottimo affare. Per lo Stato e per il futuro dei nostri giovani nutro qualche dubbio.

Commenti

  • Foto di daniela caruso

    daniela caruso dice:

    Il made in Italy resta comunque protetto, perchè è quello che i compratori vogliono. Il problema è cercare di assicurare che queste acquisizioni non ridimensionino gli organici e che gli italiani non finiscano per strada. Francamente non trovo nulla di orribile in questi cambiamenti se i diritti dei lavoratori vengono tutelati . D'altra parte il Global Market è anche questo : pensiamo per esempio a quanti imprenditori italiani hanno delocalizzato e trasferito le produzioni mettendo in mobilità migliaia di persone, chiudendo da un giorno all'altro senza che nessuno fosse tutelato. Da un pò di anni vanno in Cina, India, Brasile e adesso la più vicina Albania, convenientissima e senza regole. Se si rispettano le regole potrebbe essere un'occasione anche per i tanti italiani che negli ultimi anni si sono impoveriti e hanno perso il lavoro. Il punto è : chi e come vengono fatti gli accordi ? Svenderanno anche i lavoratori ?

    22 Mar 2015 22:12
  • Foto di Julia

    Julia dice:

    Sarebbe ora di fare qualcosa veramente, insegnare in primis agli imprenditori ad essere nazionalisti!! Sicuramente lavorare con uno Stato così ci logora, alla base di tutto ciò un governo assente, la gente è disperata, le aziende vendono! è una dura realtà ma è anche la giusta conclusione di una gestione statale in mano a degli incapaci, chi? I politici, i tecnici e i cialtroni che ci governano.

    22 Mar 2015 19:45
  • Foto di Marianne

    Marianne dice:

    In altri Paesi europei non sarebbe mai accaduto

    22 Mar 2015 11:49
  • Foto di Tricolore

    Tricolore dice:

    Forse un po' più di nazionalismo non guasterebbe. Ma finché gli italiani continueranno a seguire la scia del loro individualismo, saremo sempre frutto di conquista altrui

    22 Mar 2015 12:01
  • Foto di Nick

    Nick dice:

    Perché la Germania non svende i propri gioielli di famiglia? Ci sarà un motivo. Il Governo italiano dovrebbe intervenire ugualmente per proteggere il made in Italy

    22 Mar 2015 12:12
  • Foto di Antonio Derinaldis

    Antonio Derinaldis dice:

    Si è un assurdo...ChemChina è il nuovo socio di Pirelli: avrà il 65% della newco che lancerà un'opa a settembre, il 35% sarà dei russi di Rosneft e di Coinv. "Garantiti sviluppo e sostenibilità", assicura Tronchetti. La prossima mossa: Ministro dello Sviluppo Economico italiano Ren Jianxin, capo del colosso cinese. Così la "frittata italo-cinese" è servita. Antonio

    23 Mar 2015 10:36
  • Foto di Domenico Barbuto

    Domenico Barbuto dice:

    Dobbiamo fare i conti, senza dubbio, con una realtà sempre più globalizzata. Per carità, non escludo che questa concezione possa offrire nuove opportunità. Non si può, però, subire incondizionatamente una sorte di "colonizzazione". Non si tratta di protezionismo, ma di garanzia di futuro per il nostro Paese. Non si garantisce futuro con le sole leggi di mercato...

    24 Mar 2015 11:49
  • Foto di Antonio Derinaldis

    Antonio Derinaldis dice:

    Dici bene Domenico, a me la parola "colonizzazione" fa paura. Sarà perché il capitalismo italiano sta crollando dinanzi a sirene che francamente non capisco. E' come se il Made in Italy è un brand importante, una multinazionale nel quale si riconosce la grandezza dell'Italia, ma da stranieri. "Una mucca da mungere", un "usa e getta".

    24 Mar 2015 17:24
  • Foto di Roberto Boella

    Roberto Boella dice:

    Qui il vero problema non è la contrazione economica o la ricerca di nuove finanze, quello è il problema dei piccoli e medi imprenditori travolti e logorati da una economia asfittica e per nulla aiutati dal sistema ad investire. Questo invece è un problema dettato dalle manovre finanziarie e dalle speculazioni condotte dai grandi gruppi che, troppo spesso vengono guidati da uomini imposti dalla politica direttamente o indirettamente, così proprio quella politica che dovrebbe intervenire ed agire per fermare le emorragie continue che segnano e annientano l'industria storica del nostro paese cosa fa? favorisce le fusioni e le cessioni di quote di maggioranza al miglior offerente senza linee strategiche e senza proteggere l'occupazione. Prima abbiamo perso occupazione per lo spostamento all'estero della produzione di tante aziende, anche italiane, ora siamo nella fase in cui perdiamo proprio le aziende... Più scellerati nel non saperci proteggere o più stupidi nel non saper guardare lontano?

    23 Mar 2015 19:31

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