Istruzione, perché si ha paura del merito?

Con la Legge 13 luglio 2015 n. 107, il mondo dell’istruzione in Italia sta attraversando un periodo di rivoluzione, nel bene o nel male. La Scuola, l’Università e la Ricerca sono tornati comunque argomenti di stretta attualità nel dibattito politico nazionale. Quando si vuole incidere sul cambiamento di un paese, bisogna puntare sul sistema di istruzione. E questa è la linea portata avanti anche dall’attuale governo. Tra i punti di forza di questa legge, va sottolineato un aspetto interessante. Quello legato alla formazione obbligatoria:  oggi tutti i docenti devono aggiornarsi, così come accade per gli avvocati, i medici o i giornalisti. Un altro aspetto interessante riguarda lo sviluppo dei contenuti legati al digitale e alle nuove tecnologie con l’applicazione  in tutte le scuole del Piano nazionale scuola digitale. E poi c’è l’aspetto più contestato, ma su cui occorre riflettere, che riguarda la valutazione dei docenti e i premi di merito. Il Miur ha stanziato 200 milioni per la valorizzazione degli insegnanti e altri 500 euro sono finiti in buste paga a tutti i docenti per attività di formazione, aggiornamento o spese culturali. Si tratta di “risorse nuove e aggiuntive che non vanno a toccare la retribuzione dei docenti e gli scatti di stipendio”, hanno spiegato dal Ministero dell’Istruzione. Perché allora una buona parte del mondo della scuola contesta queste decisioni? Perché, per alcuni, valutare un insegnante significa limitarne la sua libertà di insegnamento. Perché, per altri, il sistema di valutazione rende l’insegnante “debole” agli occhi degli alunni e delle famiglie. Perché, per altri ancora, si concede ai presidi troppo potere. Ma se si vuole far salire di livello il sistema dell’istruzione in Italia e ridare dignità a una professione tanto importante per la crescita e il futuro del paese, bisogna, in qualche modo, rompere gli schemi con il passato e superare le ipocrisie. E quali sono queste ipocrisie? Gli insegnanti, così come i presidi, non sono tutti uguali. Chi lavora meglio va valorizzato e retribuito meglio. I fondi stanziati dal Miur sono pochi, certo. Ma è un primo segnale di cambiamento. E chi ha paura del cambiamento? Solo chi è abituato a criticare e a polemizzare senza mettersi mai in discussione. Come molte leggi, anche la n. 107 ha parecchie lacune, ma sul concetto di formazione, sul potenziamento delle competenze digitali e sul merito, non c’è dubbio che è stato avviato un primo passo per un importante cambiamento culturale.

Commenti

  • Foto di Tino

    Tino dice:

    Sono veramente stupito! In trent'anni di insegnamento non mi hanno mai consentito di effettuare aggiornamento sulla materia ma costantemente riproposto corsi sulla inutile docimologia o sulla figura giuridica dell'insegnante. E io ho passato le notti sul computer per studiare le novità tecnologiche della fotografia, del cinema, del montaggio digitale senza cui nulla svrei potuto insegnare! Non parteciperò a nessun aggiornamento, benché obbligatorio, che non sia sulla MIA MATERIA!

    07 Apr 2016 14:38

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