Gli ultimi degli ultimi e le periferie degradate: quando miseria e illegalità sono la regola

La cinta di un accappattoio è diventata l’arma utilizzata da Giovanni Iazzetta per lasciarsi portar via la vita. Il 51enne detenuto per rapina nel carcere napoletano di Poggioreale non ha retto al rifiuto dei suoi familiari di ospitarlo in casa dopo che il giudice aveva concesso gli arresti domiciliari. L’ennesimo dramma che si abbatte su chi ha avuto la sfortuna di nascere nelle periferie degradate delle grandi metropoli, dove il vivere la normalità è un’utopia, dove la miseria e l’illegalità sono la regola, dove l’alcool e la droga appongono il sigillo ad una quotidianità fatta di ostentata sopraffazione e di intima rassegnazione. Qui – dove lo Stato praticamente non esiste - vivono gli ultimi degli ultimi. Il loro futuro è segnato fin dalla culla; l’espediente e il crimine rappresentano le cattive prassi di una difficile sopravvivenza. La galera – nella migliore delle ipotesi – si pone come un crocevia obbligato. Ma quando dietro ad un simile rifiuto emerge l’inesistenza di qualsiasi legame affettivo, quando anche la minima possibilità di reintegro viene respinta dallo stesso nucleo di appartenenza, la rieducazione del condannato diventa un optional e la disperazione lascia spazio al gesto estremo. Gli ultimi degli ultimi sono i dimenticati dalla società, le vittime di una diffusa ipocrisia, la rappresentazione plastica del fallimento di una sostenibile convivenza civile.

Commenti

  • Foto di Francesco

    Francesco dice:

    Una storia triste che deve farci riflettere sul nostro individualismo ed egoismo

    09 May 2015 22:10
  • Foto di Primalab

    Primalab dice:

    Le nostre carceri sono lo specchio del degrado più totale della società. Dovrebbero recuperare i detenuti, ma alla fine ne annullano ogni volontà e speranza. Sono decine le vittime ogni anno che muoiono in questo modo, nel silenzio più totale. Questa testata ha avuto il coraggio di dedicare un po' di spazio a queste vicende

    09 May 2015 22:16
  • Foto di sg

    sg dice:

    È proprio vero, quando anche gli affetti si schierano contro la volontà di rifarsi una vita, nonostante un passato di violenza e illegalità, a nulla vale la speranza di ricominciare da zero. Se proprio la famiglia ti nega la possibilità di un reintegro sociale allora non ci si sente più umani e l'angoscia, la paura e l'impotenza prendono il sopravvento. E fai la fine di Giovanni, vittima di se stesso e di una realtà fatta di illegalità e delinquenza, dove non sei tu a scegliere ma è lei che sceglie te. Colpa dello Stato? Chi sa?! Sta di fatto che la scelta degli arresti domiciliari appare più una soluzione economica che terapeutica. Quanto costa un detenuto allo Stato? Forse troppo, ecco perché è meglio rispedirlo a casa, abbandonandolo nella stessa condizione in cui era stato pescato, se non peggiore quando nemmeno i suoi cari vogliono più riprenderselo.

    10 May 2015 01:39
  • Foto di rachela

    rachela dice:

    Egr Diret Generale Vedo quanto lei sia sostenitore verso i meno "Fortunati"Mi complimento e condivido la sua sensibilità. Sono tanti gli episodi tristi che accadono, mi piacerebbe che più che raccontare attivarsi verso una prevenzione con supporti di figure esperte e competenti nel dare supporto educativo pedagogico nelle scuole(quelle di frontiera)E allora si che si parlerà di aiuto sociale e morale.La ringrazio dell'attenzione prestata ai problemi che ci affliggono ogni giorno. Le invio cordiali saluti Rachele Troiso

    09 May 2015 13:46
  • Foto di Fulvio Landi

    Fulvio Landi dice:

    caro Direttore, troppe volte le periferie delle nostre grandi città, questa volta senza latitudini particolari, sono teatro di miseria e degrado non solo materiali, ma in particolare di sentimenti e umanità. Una società, con la s minuscola, che non riesce a garantire ai suoi componenti luoghi civili e dignitosi dove svolgere la propria esistenza è una società che ha rinnegato il suo ruolo essenziale. Dal tutto derivano inevitabili metastasi che riguardano i servizi essenziali.: i trasporti, la scuola, la sanità; tutto questo peggiora le già difficili relazioni tra le persone, includendo i nuclei familiari che perdono coscienza e senso di solidarietà anche tra gli stessi componenti. Abbiamo l'obbligo di ripartire da zero, dobbiamo ridare dignità e civiltà, ricordandoci chi siamo e da dove veniamo, ai nostri grandi centri urbani in modo che episodi come quello da te commentato siano eccezioni e non come oggi inevitabili corollari di un modo di vivere angosciante e deteriore.

    12 May 2015 15:54

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