L’Editoriale del Direttore Elio Pariota: “Sessismo e diritti”

22 Lug • L'editoriale del Direttore, Primo Piano • 1415 Letture • 7 commenti su L’Editoriale del Direttore Elio Pariota: “Sessismo e diritti”

Con l’aria che tira c’era da aspettarselo. E così allo Sporting Center di Montegrotto Terme, nel padovano, è andata in scena l’indignazione di molti clienti allorquando una famiglia nordafricana, composta da sei persone di religione islamica, è scesa in piscina con il costume intero che alle donne lasciava scoperto solo il viso. “Qui non metteremo più piede”, si è sentito dire lo sbigottito direttore da alcune persone refrattarie all’idea di fare il bagno insieme agli indesiderati ospiti.

Motivo? Andare in acqua con uno scafandro al posto del bikini per noi occidentali è discriminazione di genere, per non dire una vera e propria pratica sessista. Quindi l’equazione: chi viene in Italia o osserva le nostre regole oppure se ne torna da dove è venuto. Non si comprende, in questo caso, quale divieto sia stato infranto, quali danni abbia causato e a chi. A meno che questo clima infuocato non ci stia inducendo ad ipotizzare un diritto a negare diritti.

7 Responses to L’Editoriale del Direttore Elio Pariota: “Sessismo e diritti”

  1. Luca ha detto:

    Non voglio entrare in ragionamenti complicati legati alle leggi e al rispetto delle usanze. Rispondo in maniera semplicistica. Se io vado in Inghilterra devo guidare a sinistra perché li è cosi. Se vado negli stati uniti non posso fumare per strada. È così via. Se vogliono venire da noi si adeguano alle nostre usanze. Qui si va in bikini e si mangia carne di maiale. Nessuno li costringe a venire qua. Possono tranquillamente tornare da dove sono venuti

  2. Leonardo ha detto:

    La “deriva a destra” della ‘sinistra’: è con questa frase che mi piace individuare ciò che il direttore Pariota chiama “il diritto a negare i diritti”. E non avrebbe potuto dir di meglio o con parole più esplicative, come poi chiarito dal commento che, immediatamente, ha seguito.
    “Da noi si fa così, se non vi sta bene possono tornare da dove sono venuti” e, per andare sul casereccio “Qui da noi si va in bikini”: ossia niente che non sia ciò che ci aspetttiamo perchè, si capisce, il diverso fa paura. La voce del popolo (populista) si alza per andare a colpire diritti come la libertà di espressione, di culto e religione, di parole, spesso travestendosi da ‘giusta indignazione’. I “ragionamenti complicati” da giurista (così come i diritti che vengono garantiti dallo stesso) possono andare a farsi benedire!.
    Ma nel mio paese, o almeno nella civile Italia fondata sulla costituzione, usi e costumi sono all’ultimo gradino della scala delle leggi. “Si fa così” nasconde il “Fai solo ciò che non mi turba”. Beh, meno male che il “si fa così” di purghe e manganelli, del processo inquisitorio,
    Almeno rimane la libertà di dire cose come “negli stati Uniti non si può fumare per strada” anche se non è vero.
    Perchè nel mio paese, parlare senza essere informati, senza sapere il tema della discussione, cercando di demolire le libertà degli altri così come i principi di libertà e diritti….pare che “si fa così”.

    • roberto ha detto:

      In Italia siamo in democrazia a prova contraria, il vestire o il non vestire e un usanza individuale, se Io arrivo vestito e mi effettuo un bagno vestito non vi sono problemi, se decido in questo modo ho una mia veduta, posso arrivare con una muta da sub completa e rimanere tutta la giornata indossandola cosa cambia? Cambia questo ? che ogniuno vuole imporre le sue vedute sugli altri che hanno una mentalità diversa, non è la legge a indicarti come vestire, ti indica una violazione sul pudore e non penso che rimanere vestiti lasciando scoperto solo il viso sia una violazione di legge. Studiamo il comportamento del diritto vivente in Italia e discriminare una libertà individuale significa violare un diritto vigente. Vedere le leggi utilizzate per scopi personali e un abominio nello studio della Giurisprudenza e le sue applicazioni. per me studioso del diritto mi da da pensare che nel 2017 alcune fondamentali norme della Costituzione non vengano recepite da molti studiosi.

  3. Daniela Caruso ha detto:

    Caro Direttore,
    questo inquietante episodio riassume in se uno dei principi cardine dell’ intolleranza, e cioè che essa matura e trova spazio d’espressione dove c’è ignoranza e subcultura che, anche per quello che riguarda il mondo occidentale, di certo non manca. Finché si darà voce a media ed opinionisti che non fanno altro che additare la religione musulmana quale fonte di bombaroli e tagliagole non ne usciremo. La Libertà di Opinione ,che è uno dei capisaldi delle nostre democrazie, qualche volta (anzi, sempre più spesso) può diventare un innesco ad orologeria. Senza contare che la maggior parte dei principi della nostra Costituzione ,tra cui c’è anche la libertà di culto nelle sue manifestazioni, viene costantemente sbeffeggiata e avvilita proprio da opinionisti, politici, trasmissioni televisive il cui unico scopo sembra voler essere quello di sobillare le persone in una eterna guerra tra ultimi e penultimi ; se ci permettessimo di farlo io o lei caro Direttore, di certo saremmo denunciati.

  4. Mario Palmiero ha detto:

    Senza girarci tanto intorno questa è – a mio avviso – semplicemente l’equazione dell’ignoranza che vince su tutto e che si rafforza dei moltiplicatori numerici dell’esasperazione e degli scontri sociali che poco o nulla hanno a che fare con l’Islam e la religione.
    Non vedo che male o che offesa possa arrecare un costume integrale fintanto che, beninteso, sia indossato in piena libertà.

  5. Antonio Derinaldis ha detto:

    Buongiorno Direttore,
    francamente a me non avrebbe dato fastidio vedere una bellissima ragazza di religione islamica farsi un bagno “estremamente” coperta e con scoperto solo il viso. La prima cosa che avrei pensato è: “mi dispiace che sotto quaranta gradi sia coperta”….Massimo rispetto. Anzi, e dico da cattolico praticante, abbiamo molto da imparare da loro che da tanti cattolici perplessi.
    Antonio Derinaldis

  6. Nicola ha detto:

    Dalla lettura dell’articolo non mi sembra di aver colto il commento ad un divieto espresso dai proprietari della struttura ricettiva (cosa che sarebbe grave e limitativa della libertà) ma ad una frase espressa dai frequentatori della stessa. Ora, come sono liberi i musulmani di fare il bagno vestiti di tutto punto credo siano liberi “gli altri” di ritenere detta scelta più o meno gradevole. Al netto delle lezioni di moralità di certi settori dell’opinione pubblica che si professano ” democratici” a patto che la si pensi come loro, credo che in una società libera possano tranquillamente convivere sia gli estimatori che i detrattori del burkini.

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