L’editoriale del direttore Elio Pariota: “Occidente nel mirino”

10 Gen • L'editoriale del Direttore, Primo Piano • 2458 Letture • 5 commenti su L’editoriale del direttore Elio Pariota: “Occidente nel mirino”

Quarantotto ore di inferno a Parigi, dagli attacchi al settimanale “Charlie Hebdo” alla vastissima operazione di polizia che ha permesso di scovare e uccidere tre dei quattro terroristi.

Sullo sfondo una triste scia di sangue: dodici morti nel primo attentato, altri quattro tra gli ostaggi presi in un supermercato durante il tentativo di fuga, mentre ulteriori conflitti a fuoco – non si sa quanto riconducibili all’azione principale – sono scoppiati nei pressi di alcune moschee. Insomma, Francia messa a ferro e fuoco dai terroristi islamici.

Che siano appartenenti alle cellule dell’Isis, di Al Qeeda o di chissà quale altra sigla, poco importa. Sono terroristi e basta. E smettiamola con le balle sullo scontro tra civiltà, sulle nuove Crociate, sull’imminenza di una Guerra Santa post Duemila. Il terrorismo può annidarsi ovunque, può prendere a pretesto qualsiasi cosa gli occorra per alimentare il suo stesso delirio di protagonismo. E può far proseliti.

Ma l’evocare il nemico a tutti i costi, il chiudersi a riccio respingendo multiculturalismo e integrazione, l’attaccare persino il Papa che dovrebbe interrompere ogni forma di dialogo con altre religioni, tutto questo è semplicemente follia.

In un mondo globale anche il terrorismo si combatte con azioni di intelligence coordinate su vasta scala, oltre che con mezzi culturali e talvolta militari adeguati.

I proclami di vendetta e le strumentalizzazioni interessate lasciamoli da parte.

5 Responses to L’editoriale del direttore Elio Pariota: “Occidente nel mirino”

  1. Lucrezia ha detto:

    Da sempre ci si nasconde dietro il pretesto della religione per commettere crimini atroci, ebbene se questi terroristi come tanti altri estremisti, nelle varie parti del mondo, avessero sotteso ai dettami della propria fede, non avrebbero agito in quel modo e magari avrebbero seguito l’esempio del nostro Pontefice che si affida alla potenza del dialogo. Il popolo francese ha dimostrato compostezza dinanzi a tanta barbarie, è emersa tutta la consapevolezza che si può morire per le proprie idee, gli uomini delle forze dell’ordine hanno dimostrato in ogni istante di quelle tragiche ore, di sapere come muoversi, trasmettendo ai cittadini sicurezza, a vederle sembrava che le teste di cuoio dicessero… non dubitate li prenderemo.
    Non oso immaginare cosa accadrebbe in Italia se dovesse verificarsi un avvenimento di questo tipo, saremmo in grado di fronteggiare la situazione con la stessa fermezza ed organizzazione ?

  2. Marcello ha detto:

    #JeSuisAhmed
    Credo che questo sia in assoluto il miglior commento.
    “Io sono Ahmed, il poliziotto morto. Charlie Hebdo metteva in ridicolo la mia fede e la mia cultura e io sono morto per difendere il suo diritto di farlo”.

  3. Oscar D'Anna ha detto:

    Condivido pienamente i contenuti dell’editoriale del D. G.per la saggia disamina dei fatti e del momento storico, nonché di certe affermazioni, a dir poco, di bassa dialettica espresse da soggetto politico in proposito, ancorché per le modalità con cui si potrebbe addivenire ad una soluzione del problema terroristico. Noi italiani abbiamo già vissuto difficili tempi costellati da continue azioni eversive, che possono anche essere identificate “di diverso tipo”, ma, pur sempre, di stampo terroristico. Pertanto credo che un sinergico coordinamento e schieramento di forze ed azioni di “intelligence”, scevre da interessi capitalistici, dovrebbe riuscire a debellare questi gruppi estremisti e le loro azioni.

  4. Antonio Derinaldis ha detto:

    Io credo che l’Occidente è nel mirino se abbassiamo la possibilità di educazione al dialogo tra le culture e i popoli. Esiste un Islam Moderato che deve dialogare con le istituzioni, penso a quelle che fanno cultura come le Università e anche alla politica (penso ai partiti democratici e liberali).
    E’ necessario creare movimenti studenteschi euro islamici, organizzazioni partitiche democratiche euro arabe, centri a carattere scientifico euro mediterranei universitari. L’Università come la “terza via della diplomazia.” Possiamo anche contribuire alla fondazione di una Scuola Euro Mediterranea di Governo con esperienze arabe, islamiche ed occidentali.
    L’Occidente è nel mirino se viene meno il nostro impeto nell’EDUCARE AL DIALOGO DEMOCRATICO TRA LE CULTURE E I POPOLI. Antonio Derinaldis

  5. Gaetana Cuccurese ha detto:

    Concordo nella necessità di educare al dialogo. Se è tanto facile fare proseliti vuol dire che il problema è culturale prima che religioso o di integrazione. Al di là degli strumenti di intelligence per tenere sotto controllo i foreign fighter e della necessità di bloccare le fonti di finanziamento del terrorismo la sfida è soprattutto culturale. Di fronte alla minaccia globale del terrorismo non seve una risposta bellica, occorre conoscenza e dialogo tra diverse culture che consenta di operare un distinguo in pimis tra terrorismo “punto e basta” e mondo islamico. Le prime vittime del terrorismo sono infatti cittadini e Paesi musulmani il cui grido “not in my name” rimane, a dire delle strumentlizzazione cui assistiamo, del tutto inascoltato, fomentando nell’immaginario collettivo la sterile quanto inconferente idea di quello “scontro tra civiltà” nel quale risiederebbero secondo Samuel Huntington (il cui testo è stato più criticato che letto) le cause del conflitto arabo israeliano e degli scontri che negli anni i paesi musulmani hanno sostenuto contro l’ America e l’Occidente. Così si commettono errori di prospettiva “respingendo multiculturalismo e integrazione” nell’osservare tali eventi solo da un punto di vista occidentale. Se il nostro mondo non ha fatto molto per conoscere l’universo dell’islam, lontano da ogni pregiudizio, al contrario, non pochi islamici conoscono a fondo la cultura degli occidentali o perchè hanno svolto la loro formazione nei paesi europei e in America o perchè l’hanno studiata a fondo, E’questa l’ integrazione che impone di non associare alla parola terrorismo la voce islamico, scatenando la reazione di diversi milioni di musulmani moderati e di tutti coloro che credono che il terrorismo “può annidarsi ovunque” . Prendere coscienza di tale verità vuol dire contribuire a favorire responsabilmente la conoscenza e il dialogo tra culture che devono avere e tutelare il rispetto delle reciproche diversità.

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