L’editoriale del direttore Elio Pariota: “L’elisir dell’infelicità”

2 Ott • L'editoriale del Direttore, Primo Piano • 1749 Letture • 2 commenti su L’editoriale del direttore Elio Pariota: “L’elisir dell’infelicità”

Cosa non faremmo per essere perennemente felici… Alla Columbia University di New York hanno approfondito la questione selezionando 158 nazioni in base al pil per abitante, alla speranza di vita, alla fiducia nelle istituzioni e così via. Il risultato non sorprende: a guidare la classifica dei Paesi più felici al mondo c’è la Svizzera, seguita da Islanda e Danimarca, poi Norvegia, Canada, Finlandia e così via. Praticamente il Nord del Pianeta. Alcuni Stati africani (Togo, Burundi, Ruanda, Burkina Faso, eccetera), per converso, sarebbero i campioni dell’infelicità. Cosa fare per raggiungere l’agognato obiettivo? Sembra che in Svezia abbiano pochi dubbi in proposito: per migliorare la produttività aziendale e garantire la felicità basterebbe – secondo loro – ridurre le ore di lavoro giornaliere da otto a sei. Sei ore tutte di un fiato, dunque, caratterizzate da drastici divieti nell’utilizzo dei social media e nella concessione di pause caffè, sino all’azzeramento del numero delle riunioni. Insomma, due ore in meno pagate a carissimo prezzo. Altro che felicità! Non oso immaginare chi potrebbe sopravvivere ad una simile cura da cavallo. Gli svedesi ci credono eccome, io assai meno. Solo il pensiero della privazione della magica tazzina di caffè nelle ore comandate mi condannerebbe all’infelicità eterna.

2 Responses to L’editoriale del direttore Elio Pariota: “L’elisir dell’infelicità”

  1. carlo ha detto:

    Beh se il loro stipendio resta inalterato potrebbe funzionare. Si ritrovano ad avere 2 ore di vita in più ogni giorno. Io sarei disposto a perdere 1 ora di paga al giorno così ogni 7 lavoratori esce il posto per 1 nuovo lavoratore. Cresce l’occupazione. Più persone pagano ke tasse. Crescono i consumi e “la lira si impenna” direbbe il nostro Carcalo Pravettoni

    • Antonio ha detto:

      penso che nell Inghilterra del 19° secolo alla proposta di ridurre l’orario di lavoro da 15 a 13 ore giornaliere qualcuno, che non lavorava ne 15 ne tantomeno 13 ore giornaliere, avra’ espresso un pensiero simile. Per quanto mi riguarda, anche solo stare al lavoro le 8 ore, ne sarei solo contento, non dimentichiamo che in italia le aziende, piccole e grandi, che ti fanno lavorare con straordinari a gratis ben oltre le otto ore giornaliere e che ti fanno chiaramente capire che gia’ solo andare in bagno, figuriamoci a prendere un caffe’ (che non e’ pagato dall’azienda) sono la maggioranza.

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