L’Editoriale del Direttore Elio Pariota: “L’atollo della plastica”

20 Mag • L'editoriale del Direttore, Primo Piano • 2267 Letture • 7 commenti su L’Editoriale del Direttore Elio Pariota: “L’atollo della plastica”

C’è un atollo in mezzo all’Oceano Pacifico, distante da tutto e da tutti. Si chiama Henderson Island. Un autentico Paradiso di sabbia bianca circondata da acqua cristallina.

Quest’isola da sogno, rigorosamente disabitata, è l’emblema del nostro degrado ambientale. Perché? Chiedetelo a quei Paesi  – situati alle latitudini più svariate – che hanno scaricato in mare i circa 38 milioni di pezzi di plastica, in media 4500 per metro quadrato, portati dalle correnti su questa piccola superficie.

Lo stupore dei ricercatori della University of Tasmania alla vista di tale scempio dev’essere stato enorme; al punto da classificare, in base alla provenienza dei pezzi esaminati, ben 24 Paesi come principali colpevoli di questa immane contaminazione.

Henderson Island, l’isola dove la presenza di soli scienziati si registra ogni 5-10 anni, annega di giorno in giorno in un mare di plastica e di indifferenza. Avviandosi a contendere ad altri splendidi atolli il titolo di sito più inquinato del Pianeta.

7 Responses to L’Editoriale del Direttore Elio Pariota: “L’atollo della plastica”

  1. Luca ha detto:

    Ci dovremmo vergognare a vita per quanto siamo indecenti verso la natura, per fortuna l’essere umano è destinato all’estinzione, da quel giorno la terra starà meglio.

  2. Patrizia ha detto:

    Andate a vedervi l’isola dei rifiuti alle Maldive; tutto il materiale prodotto dagli spendidi resort e dalle barche da crociera, se va bene viene bruciato su quell’isola oppure finisce direttamente in mare…

  3. Sebastiano ha detto:

    È già tardi. Continuando a dire “prima che sarà troppo tardi”, proseguiremo a non dar peso al problema. I pesci, oggi, già ingeriscono migliaia di microbi pezzi di plastica che poi, ovviamente, finiranno sulle nostre tavole.

  4. Anna ha detto:

    Non è l’unico posto ad avere questo problema. Non a caso la mia tesi ha trattato proprio questo argomento. Vi assicuro,ho scoperto davvero tante cose che non conoscevo.saluti!

  5. Alessandro Bianchi ha detto:

    Caro Direttore, purtroppo c’è molto di più e di peggio della Henderson Island.
    Sempre nel Pacifico, tra la California e le Hawaii, nel 1997 è stata localizzata un’isola di spazzatura – la “Great Pacific Garbage Patch”- composta da 100 milioni di tonnellate di detriti di materie plastiche, che si estende per una superficie stimata in 4-5 milioni di Kmq. E’ una delle tante mostruosità prodotte dalla società industriale e dei consumi, che sarà possibile sanare solo dando vita ad una nuova etica nel rapporto tra uomo e ambiente. Ne parlerò il prossimo 26 maggio a Crotone presentando la nostra Scuola di Rigenerazione Urbana e Ambientale.

  6. Mario Palmiero ha detto:

    Non conoscevo la storia di quest’isola sfortunata che si trova evidentemente sulla rotta di una corrente oceanica che le porta questi bei regali… Bene, rifiuti di 24 Paesi abbiamo detto? Ok, il prof. Bianchi vede la soluzione nello sviluppo di una nuova etica nel rapporto tra uomo e ambiente ma, dico… 24 Paesi??? Quante generazioni ci vorranno? Certo da un punto bisogna sempre iniziare, speriamo solo di non finire sepolti prima. Intanto, mi impegno con la mia differenziata.

  7. Marco Gambardella ha detto:

    Salve a tutti,
    Con la massima trasparenza dichiaro subito che sono di parte in quanto rappresento un azienda di converter su materiale plastici. La triste realtà descritta dal direttore o da Alessandro Bianchi trova fondamenti e responsabilità credo orami da anni, infatti da molti anni si aprono dibattiti, manifestazioni, denunce ma mai soluzioni o cambiamenti. L’alternativa all’inquinamento plastico dovuto non alla plastica in se ma alla non cultura dell’utilizzo della plastica, trova alternativa in bio plastiche compostabili. Bisognerebbe innanzitutto distinguere biodegradabile da compostabile e incentivare i grandi produttori di plastica a comprendere che il costo ancora elevato di prodotti compostabili è un valore aggiunto del Brund del consumatore e per il nostro mondo.

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