L’Editoriale del Direttore Elio Pariota: “La scuola che non va”

1 Lug • L'editoriale del Direttore, Primo Piano • 1782 Letture • 3 commenti su L’Editoriale del Direttore Elio Pariota: “La scuola che non va”

Bene ha fatto la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, ospite a La7, a ricordare che i professori in Italia guadagnano troppo poco (contratto bloccato da otto anni) considerato che hanno in mano il futuro e il destino dei giovani. Certo, un raddoppio dello stipendio per adeguarlo alle altre realtà europee sarebbe auspicabile, ma è destinato a restare una chimera visto l’andamento delle nostre finanze pubbliche.

La retribuzione è solo una parte – pur rilevante – della storia. In un’Italia dove il 62% degli insegnanti ha più di 50 anni e solo il 27 per mille ne ha meno di trenta, si consuma il pluridecennale fallimento delle politiche sulla scuola. Il confronto con le altre nazioni è impietoso. In Turchia alle scuole primarie solo una maestra su dieci ha più di 50 anni, nel Regno Unito il 17,8%, in Grecia il 18,5%.

Si tratta di rendere la nostra scuola autorevole e competitiva, in primis introducendo seri criteri di aggiornamento continuo e di manutenzione dei livelli di competenze, poi accelerando sulla mobilità per studio e sviluppo professionale all’estero. Tutto si può e si deve fare in gran fretta. Perché i nostri giovani diventano sempre meno giovani e la scuola sempre più inadeguata.

3 Responses to L’Editoriale del Direttore Elio Pariota: “La scuola che non va”

  1. Giovanni Laruffa ha detto:

    E’ indubbio che la scuola necessiti di un rinnovamento radicale, essenzialmente anche generazionale, e’ sufficiente entrare in una classe per scoprire che con le nuove tecnologie gli studenti, anzi gli alunni delle elementari, siano avanti anni luce rispetto ai loro professori, tant’e’ che spesso questi ultimi chiedono ai propri allievi di farsi aiutare con le nuove “diavolerie” tecnoligiche. C’e’ da dire pero’ che’ anche necessario far riacquistare alla scuola il ruolo e la dignita’ perduta. La vita convulsa odierna ha spesso relegato alla scuola un compito non proprio ( genitori che lavorano “mollano” i propri figli ai docenti) e poi chiefono conto con un atteggiamento protezionistico fuori luogo. I dicenti a cui e’ affidato l’accompagnamento culturale e sociale dei propri allievi sono bistrattati e mal pagati.
    Rinnoviamo anche prifondamente, ma riordiniamo per ritornare a dare alla scuola e ai suoi operatori onore e dignita’.

  2. Rosaria ha detto:

    Io chiederei alla ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli se è normale che insegnanti laureati, abilitati tramite concorso (vedi tfa primo ciclo su fabbisogno) specializzati, “masterizzati”, con anni di servizio etc… (giovani a 36 anni?) siano in coda a gente che nella vita ha fatto tutt’altro, ha avuto solo la scaltrezza anni e anni fa di inserirsi in graduatorie (a noi poi chiuse) e queste persone con 12 punti (il titolo d’ingresso) andranno per primi in ruolo e noi forse fra anni e anni (con più di 100 punti sudati tra precariati, viaggi, titoli). Cosa c’è di giusto ma soprattutto di efficace? Chi ha scelto di fare l’insegnante e si è sacrificato per questo sta fuori… e gente che si è laureata magari in giurisprudenza ha fatto l’avvocato per una vita, si è inserito in graduatoria et voilà avrà anche il suo bel posticino fisso… una vergogna.

  3. Mario Palmiero ha detto:

    Ricordo che era del 2010 la storia tristemente assurta agli onori della cronaca del professor Ciro Busiello, classe 1941, architetto con 5 abilitazioni, 3 per le superiori e 2 per le medie, precario a 70 anni.
    Ed è così che nel 2011 il professore Busiello è andato in pensione, dopo una vita da precario, con una pensione da precario, senza mai essere stato assunto. Forse 700 euro, il costo di una vita dedicata all’insegnamento.
    Va bene, forse quello del professor Busiello è un caso limite ma è successo davvero; un qualcosa che in altri paesi sarebbe stato nemmeno fantascienza. Ed oggi, nel 2017, non mi sembra siano stati fatti molti passi in avanti.

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